|
|
November 18 Vediamo se riuscite ad arrivare in fondo. Dopo tutto il trambusto che ho sentito e forzatamente ascoltato in questo relativamente squallido mese della mia vita, qualcosa nella mia memoria è balzato fuori, come qualche bit delle vecchie schede dei computer, saltato così sull’indirizzo del bus (lasciamo perdere)… Lesta la mia mano s’è allungata sullo scaffale dei libri, non è che ce ne siano molti ma tra fumetti e racconti qualcosa c’è, e ha preso un piccolo libricino verde chiaro, intitolato “Le più belle favole al telefono” di Gianni Rodari. Dovete sapere che io sono molto legato a questo libro, che ricordo ancora da quando ero piccolo; ricordo che facevo solo le elementari. Se non è stato il primo in assoluto, poco ci manca. E’ una raccolta di qualche fiaba che proprio a quel tempo mi ha fatto sognare, ed è la prova che in qualche modo anch’io so sognare ancora, se sorrido leggendo di nuovo questi brevissimi racconti che una volta mi sembravano fin troppo lunghi! Lo apro e scopro che le pagine iniziano ad essere addirittura ingiallite e un poco fragili; sfoglio e trovo i caratteri grandi e le illustrazioni semplici, che bastavano a scatenarci l’immaginazione. Non so se ancora oggi questo libricino viene fatto leggere ai bambini, o se comunque continua ad essere stampato; so solo che leggo nelle prime pagine quelle scritte che da piccoli ci siamo sempre chiesti cosa volessero significare: “Copyright 1995, by Einaudi Scuola”, marchio registrato. Mamma che significa? Mistero… Significa che avevo sì e no 6 anni, essendo io dell’ ‘89. Le favole sono scritte con un linguaggio, permettetemi, “carino”. Sì perché eravamo noi bambini che addirittura ci imparavamo la geografia: Ostia, Piombino, Barletta, Torino, Cremona, Bari, Cesenatico… Et cetera. E in quelle poche righe ci entravamo proprio dentro immaginandoci le facce della gente e dei più svariati personaggi, descritti con una certa innocenza, con un particolare carico morale. E poi i nomi!!! Mica Brian, James, Bob… I personaggi si chiamavano Giacomo, Alice, Claudio… Insomma eravamo noi! E poi sono scritte con una SEMPLICITA’ DISARMANTE. L’impressione è che tutto debba scoppiare a ridere di gioia da un momento all’altro. Credo che certe “favolette”, se così le vogliamo chiamare, ogni tanto andrebbero rispolverate, per farci ritornare un po’ all’età dell’innocenza, quando leggevamo col ditino piano piano per capire le parole, che erano scritte Times New Roman, 14 forse 16 e anche anche… Detto questo vorrei proporvene una non troppo lunga, così avrete più tempo per le vostre notifiche di Facebook.
La mia raccomandazione, a parte gli scherzi, è quella di non fermarvi a metà perché vi stanno chiamando o notificando su Facebook. Staccatevi un attimo da tutto e concedetevi un minuto di questo, che non fa mai male. DETTO QUESTO, VI SALUTO. Come lo scrittore che spegne la candela. Ciao. Il topo dei fumetti di Gianni Rodari Un topolino dei fumetti, stanco di abitare tra le pagine di un giornale e desideroso di cambiare il sapore della carta con quello del formaggio, spiccò un bel salto e si trovò nel mondo dei topi di carne ed ossa. "Squash!" esclamò subito, sentendo odor di gatto. "Come ha detto?" bisbigliarono gli altri topi, messi in soggezione da quella strana parola. "Sploom, bang, gulp!" disse il topolino, che parlava solo la lingua dei fumetti. "Dev'essere turco," osservò un vecchio topo di bastimento, che prima di andare in pensione era stato in servizio nel Mediterraneo. E si provò a rivolgergli la parola in turco. Il topolino lo guardò con meraviglia e disse: "Ziip, fiish, bronk". "Non è turco", concluse il topo navigatore. "Allora cos'è?" "Vattelapesca". Così lo chiamarono Vattelapesca e lo tennero un po' come lo scemo del villaggio. "Vattelapesca", gli domandavano, "ti piace di più il parmigiano o il groviera?" "Spliiit, grong, ziziziir", rispondeva il topo dei fumetti. "Buona notte", ridevano gli altri. I più piccoli, poi, gli tiravano la coda apposta per sentirlo protestare in quella buffa maniera: "Zoong, splash, squarr!" Una volta andarono a caccia in un mulino, pieno di sacchi di farina bianca e gialla. I topi affondarono i denti in quella manna e masticavano a cottimo, facendo: crik, crik, crik, come tutti i topi quando masticano. Ma il topo dei fumetti faceva: "Crek, screk, schererek". "Impara almeno a mangiare come le persone educate", borbottò il topo navigatore. "Se fossimo su un bastimento saresti già stato buttato a mare. Ti rendi conto o no che fai un rumore disgustoso?" "Crengh", disse il topo dei fumetti, e tornò a infilarsi in un sacco di granturco. Il navigatore, allora, fece un segno agli altri, e quatti quatti se la filarono, abbandonando lo straniero al suo destino, sicuri che non avrebbe mai ritrovato la strada di casa. Per un po' il topolino continuò a masticare. Quando finalmente si accorse di essere rimasto solo, era già troppo buio per cercare la strada e decise di passare la notte al mulino. Stava per addormentarsi, quand'ecco nel buio accendersi due semafori gialli, ecco il fruscio sinistro di quattro zampe il cacciatore. Un gatto! "Squash!" disse il topolino, con un brivido. "Gragrragnau!" rispose il gatto. Cielo, era un gatto dei fumetti! La tribù dei gatti veri lo aveva cacciato perchè non riusciva a fare miao come si deve. I due derelitti si abbracciarono, giurandosi eterna amicizia e passarono tutta la notte a conversare nella strana lingua dei fumetti. Si capivano a meraviglia. October 12 IL VILLAGGIO ...E se tornassimo indietro di qualche anno, fino a quando ancora la Terra era di proprietà della Natura, di Madre Natura, mamma di tutte le bestie e creature viventi, maestra della chimica delle creature di tutte le specie; immaginerei un lago, col riflesso del Sole all'ora del tramonto, il gracidare delle rane nell'armonioso silenzio, rotto solo dai rumori degli insetti che volano di fiore in fiore, e delle libellule che agili solcano l'aria disegnando traiettorie improbabili. Il cielo rossastro si dipinge di colori paradisiaci, la palla di fuoco scompare a poco a poco sotto la linea dell'orizzonte e Venere fa capolino lassù, vanitosa e bellissima nella volta Celeste, prima luce del cielo notturno. Un pescatore. Sdraiato sulla riva con un cappello di paglia sulla faccia, mani incrociate a fargli da cuscino e respiro lento, in totale relax. Sa che dovrebbe tornare dalla sua famiglia ma assapora ancora un poco quel momento, gustandone l'assoluta tranquillità. Poco distante, una donna accende un fuoco e guarda il legno ardere e scoppiettare, sfregandosi le mani per riscaldare l'aria frizzantina della sera. I capelli raccolti e qualche ruga, segno dell'età, e tanti ricordi di una gioventù andata. Si siede e ride, scherzando con una signora come lei, vecchia amica d'infanzia. Poco distante un'altra donna, in lacrime, piange suo padre, seduta su una sedia di legno. Padre maestro di vita e grande uomo, umile e gentile. Guarda le stelle e sussurra qualcosa, mescolando un sorriso a tanta amarezza. Una lacrima solca il viso, una mano delicata la asciuga e stringe forte a sé quei fianchi gentili. Certezza in un momento difficile. Poco distante un bambino fa i capricci perché non vuole tornare in casa, è ora di cena ma si stava divertendo così tanto fuori nel cortile... Poco distante qualcuno cammina per la salita che porta alla casa sulla collina, una giacca di tessuto pregiato e un cappello elegante, il bastone col pomello d'ottone e un passo poco fiero ed incerto. Sa di non essere felice, parla da solo, come a cercare un amico che non c'è, che non c'è mai stato, perché tempo prima avevamo tutti da fare con le cose che "contano". Il bastone sbatte a terra più del solito, a rompere il silenzio della solitudine. Poco distante un cane accucciato pensa al suo padrone che tra pochi passi varcherà la soglia di casa; così, vedendolo entrare, gli farà festa dimostrandogli a suo modo il suo amore per lui; basterà scodinzolare allegramente e abbaiare un istante per essere contento e fedele. Molto distante la Luna si colora e sale alta nel cielo. Le voci nel villaggio sono soffocate nelle case, dalle finestre aperte escono pochi rumori, e fuori solo il crepitio di un fuoco che si sta per spegnere. Non ha molto senso, ho semplicemente descritto la prima immagine che mi è passata per la mente. Un abbraccio, Emanuele. September 03 Premetto che se non avete visto il film “Il favoloso mondo di Amelie”, lo dovete vedere assolutamente, perché è veramente un gran bel film. Detto questo: è tanto che non scrivo niente ma, d’altronde, se uno non sente lo stimolo che scrive a fare? E’ un po’ come andare in bagno, qui rischio di buttar giù un sacco di stronzate… –.-‘ Sono passati mesi e sono cambiate parecchie cose della mia vita ma non sono qui per parlare solo di questa, quanto di qualcosa che mi ha risvegliato dal mio sonno di scribacchino. Quel film, proprio quello. Mentre lo guardavo mi veniva da piangere, mica perché Amelie è proprio una brava ragazza!? Solo per il fatto che in Amelie ho visto me. Sì, me. Cioè… Non fraintendetemi, mica sono una donna!!! Però Amelie rappresenta me in questo preciso momento della mia vita. Allora come mai? Cos’è che tanto mi piace di questa brava ragazza? Innanzitutto adotta uno stile di vita all’Hakuna Matata, che per i pochi ignoranti che non lo sanno significa vivere senza pensieri; e poi tra le millanta cose che fa e che dice, ce n’è una che ha veramente la mia etichetta appiccicata sopra, con scritto “questa è per te”. Amelie dà importanza alle PICCOLE COSE. Guarda caso è stato l’argomento principale della giornata che ha coordinato il mio gruppo, al campeggio. Adesso non mi ricordo bene la frase per filo e per segno, ma mi è piaciuto un sacco quando il narratore ha fatto capire che Amelie prova un fortissimo bisogno di fare del bene verso le persone, di modificare la sua vita per poter continuare a farne, perché è qualcosa più forte di lei e che non riesce a controllare. Come mai dovrebbe rispecchiarmi? Beh, è uno dei motivi per i quali ho preso la difficile decisione di lasciare gli studi, il poter tornare l’Emanuele che ero un tempo, prima di qualche anno fa, solo un po’ più cresciuto, meno spigoloso e più tenero sotto molti punti di vista. Certo, mica sarò un pallone di gommapiuma, però ce la metto tutta per essere (non vi dico che ci riesco), bene o male, una persona migliore di quello che sono, ogni giorno che passa, perché sento di non essere una bella persona. Ci sono troppe domande nella mia vita che ancora aspettano una risposta, e molte di queste, appunto, hanno contribuito alla fatidica decisione. ”Sto semplicemente inseguendo la mia strada”, è la frase che uso per giustificarmi quando mi chiedono come mi va, e non lo dico con falsità o ipocrisia, lo dico perché è vero! La mia strada sono le mie passioni, le risate, la vita mondana che in tanti non vogliono e tra i tanti sono uno dei pochi che invece apprezzano perché basta poco per rendermi felice. Mi basta un sorriso, un abbraccio, poco di più, per farmi piangere, sì piangere. Insomma, mi voglio migliorare e so per certo che l’università non faceva altro che peggiorarmi. Per adesso posso dire che sento il bisogno di amare, di suonare, di fare del bene, di correre, di sognare, perché sento che è questa la mia strada. Tutto il resto? Voi proponete e vi farò sapere. May 23 Donna
meravigliosa...
sei donna
pericolosa!
...Regina di Cuori...
May 19 "O la borsa o la vita..."
Risponderei sicuramente la borsa...!
Però, quando ti giri, dammi l'occasione che ti tiro una bastonata, mi riprendo la borsa e ti ci faccio la giunta. May 11 We don't need no education We don't need no thought control No dark sarcasm in the classroom Teachers leave them kids alone Hey, Teachers! Leave those kids alone! All in all it's just another brick in the wall All in all you're just another brick in the wall
April 28 ...e poi ritrovate.
Credo di notare una leggera flessione del senso sociale la versione scostante dell'essere umano che non aspettavo cadere su un uomo così divertente ed ingenuo da credere ancora alla favola di Adamo ed Eva
April 22
...che NIENTE è più uguale, Kay è stata qui, Kay è stata qui, NIENTE più uguale sarà...
MAI

March 31 Stanotte Pietro ha fatto un sogno strano ed appena ha messo piede giù dal letto si è messo a pensare, avvolto nei pensieri. Si trovava in una città, di notte, insieme a una ragazzina vestita solo del suo pigiamino rosa e del suo peluche e si tenevano per mano. Era molto buio, c'era odore di morte e i due avevano molta paura; la ragazzina lo stringeva forte e tremava. Improvvisamente si avvicinò un tipo dall'aria losca, vestito addirittura elegante, in doppio petto e gli occhi bassi. I due non sapevano cosa fare, la paura aumentava, il tipo si avvicinava sempre di più e proprio quando poteva sentire l'odore della carne impaurita, come una leonessa che si scaglia sulla preda, allungò le mani con uno scatto, scoprendo i suoi spaventosi occhi di fuoco. I due si misero a urlare e scapparono, inseguiti da tanti uomini identici a quello. Correvano, correvano e nella foga precipitarono in un tombino sbucato dal nulla. Un lungo salto nel vuoto, e un doloroso botto in terra. Era sabbia, e si era fatto giorno. Tutto intorno il nulla, sembrava deserto, una landa desolata di mezzi arbusti rinsecchiti e nessun segno di vita. Improvvisamente, una specie di terremoto; i pochi sassi che potevano vedere intorno, iniziavano a tremare e sprofondavano... Il silenzio venne rotto da un assordante grido di battaglia e videro sbucare da due colline, una di fronte all'altra, due eserciti agguerriti di uomini giganti, armati di fucili e bastoni che si dirigevano proprio verso di loro. Non potevano scappare, si sentivano braccati, e allora si strinsero forte e chiusero gli occhi, come il bambino fa con la sua mamma, sperando in qualcosa di buono e , proprio quando ormai niente sembrava poterli salvare, cadde il silenzio, con un altro salto nel vuoto. I due riaprirono gli occhi e stavolta si trovavano dietro il vetro di una enorme sala, gremita di uomini eleganti, dotti medici e sapienti, giudici dalla lunga barba bianca, abiti di ermellino, telecamere, giornalisti e rossetti, tracolle di borse piene d'oro. Il discorso tenuto da uno di loro, che se ne stava sopra un piedistallo di cristallo, aveva evidentemente colto l'interesse di tutti, che lo ascoltavano in silenzio, come tante statue di cera, composti nella loro imponenza. Le sue erano parole forti, autoritarie, e ogni parola che pronunciava sembrava sempre più ostinata, sempre più aggressiva, e il discorso si faceva avido e spietato, trama di una tremenda cospirazione, e tutti lo guardavano mentre iniziavano a mugugnare qualcosa di malefico. La voce del dittatore si faceva sempre più insopportabile e i due poveri ragazzi si tappavano le orecchie, non potevano sentire le tremende parole di quell'uomo arrogante che facevano tremare l'aria, i vetri; ad un tratto il fragore di un applauso, un ovazione! L'uomo, vestito di rosso con degli stivali neri e una camicia bianca sfarzosa, scoprì i suoi lunghi riccioli togliendo il grande cappello che aveva indosso e fece un inchino, lisciandosi i lunghi baffi. Poi si rialzò e, con gli occhi iniettati di sangue, indicò i due ragazzini dietro al vetro alzando di scatto il braccio. Il vetro, come colpito da un proiettile, si fece in mille pezzi. Gli occhi di quello spaventoso individuo erano gli stessi, quelli di fuoco, dell'uomo che aveva cercato di inseguirli poco prima. L'ovazione si spense in un bagno di sudore, nel fiatone e in tanta paura versata in qualche lacrima sul cuscino. Tremava, la bambina era scomparsa, e la consolazione più grande fu che era stato solo un brutto sogno. Allora si stiracchiò, aprì la finestra della sua capanna, in cima alla collina, e vide che splendeva un bellissimo Sole, in alto lassù nel cielo. La bocca gli si riempì di un magnifico sorriso, il mare era bellissimo ed in lontananza si vedeva la solita nave di pirati. Chiuse gli occhi e sospirò. Liberatosi dalla brutta avventura Pietro si aggrappò al suo pensiero felice e spiccò il volo, planando come un uccello sull'Isola che non c'è.
Poco più in là, oltre la seconda stella, quel mondo è reale, ma lasciamo a Pietro l'illusione che sia stato soltanto un brutto sogno. Lasciamolo nella sua isola dove non ci sono ladri, dove non c'è mai la guerra o, al massimo, qualche irriverente battaglia con Capitano Uncino.
"Non è un'invenzione, e neanche un gioco di parole... Se ci credi ti basta perché quella è l'isola che non c'è."

March 21 E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi che non sono più quei fantastici giorni all'asilo, di giochi, di amici, e se ti guardi attorno non scorgi le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo... E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola, che il mondo là fuori t'aspetta e tu quasi ti arrendi capendo che a battito a battito è l'età che s'invola...
E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano, non racconta più favole e ormai non ti prende per mano, sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare e sospesi fra voglie alternate di andare e restare... Di andare e restare... E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa in cui lento il tempo sciupavi quand'eri bambina, in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa di cose incredibili e di caffellatte in cucina... E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati persi in mezzo ai tuoi libri e regali che neanche ricordi, sembra quasi il racconto di tanti momenti passati, come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi... E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto, non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto... E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire, ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire... che sogni gestire... Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro, capirai che altra gente si è fatta le stesse domande, che non c'è solo il dolce ad attenderti, ma molto d'amaro e non è senza un prezzo salato diventare grande...
I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati, lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici come oggetti di bimba, lontani ed impolverati, troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici... Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po' folle, un po' saggio nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio, la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato, la paura e il coraggio di dire: "io ho sempre tentato, io ho sempre tentato...".
(Francesco Guccini)

March 14 Continua la campagna di sensibilizzazione alla somiglianza musicale. Stavolta ho scovato un'ancor più vaga somiglianza tra il singolo ancora non uscito, "Indietro" di Tiziano ferro, e "Don't Worry about a thing", vecchio successo delle SheDaisy. Mica lo so come mai dico che si assomigliano... Sarà che mentre ascoltavo "Indietro" mi canticchiavo mentalmente l'altra e ci stava bene... A voi il giudizio:
March 13 Bene bene bene... Anche oggi il mio viaggio dall'università di Perugia a casa, in quei miseri 21 chilometri e 100 metri, mi ha illuminato musicalmente, facendomi scoprire un bravo Biagio Antonacci, con la sua canzone "Aprila". Sapete? Credo di essere talmente EMPATICO da riuscire a capire i gusti dei cantanti... Strano ma vero. Sarà un caso, o sarà che "l'intro" di questa canzone somigli molto a un megagalattico successo dei Guns 'n' Roses?
Esatto... Avete letto bene, e quella celeberrima cover di Knockin' on Heaven's door ha ispirato il nostro Biagio Nazionale.
A parte gli scherzi... La somiglianza è minima, non fraintendetemi. Però, con un po' di fantasia, si può ricalcare bene la melodia. Fate bene attenzione all'attacco iniziale di batteria.
Come ho fatto qualche tempo fa con il caso Amy Mcdonald/De Gregori, pòsto i link di youtube per entrambe le canzoni.
A voi il giudizio.
March 12 Per di qua, Comunque vada,
SEMPRE
SULLA
MIA
STRADA
 March 10 Il presidente degli Stati Uniti d'America ha detto una cosa molto VERA e INTERESSANTE:
"LE DECISIONI SCIENTIFICHE POSSONO ESSERE PRESE SOLO DAGLI SCIENZIATI".
Questo è un grosso passo avanti verso il progresso, in barba alla Chiesa che da SEMPRE, e quando dico sempre intendo proprio da quando è nata, non ha fatto altro che intralciare le scoperte scientifiche, rallentando notevolmente lo sviluppo delle tecnologie e della mentalità del genere umano, come ci insegna la storia.
Rispetto comunque tutti coloro che non appartengono alla casta clericale, ma che sono CONTRO la decisione di Obama. Anche questa è una questione di mentalità.
Dietro la frase che vedete scritta a caratteri cubitali ci sono tanti altri significati che nemmeno mi metto ad elencare. March 03 Universitando, inevitabilmente, mi capita di ascoltare la radio lungo il tragitto per Perugia. Oggi, verso le 17:30, ero sintonizzato su RDS, ed ascoltavo pacchianamente una buona musica. La soave voce di Rosaria Renna a staccare la canzone, e la bruttissima scoperta. Tanto bene, oggi, era ospite: indovinate un po'? Udite udite... Marco Carta! Nooooooo!!! Preso dalla guida e da una certa curiosità, tra le gallerie, ho cercato di ascoltare le poche parole che ha detto. Ha esordito con una sorta di elogio alla voce di Rosaria (veramente bella): "Hai una voce soavissima!" (io che scuoto la testa, lei che ride imbarazzata). Galleria... Pensando: ma io me domando e dico... "Soavissima"? BAH!!! Cielo... "Bè, si, adesso, nonostante io sia contento... Sono contento..." Risate... "Sono confuso". Te credo! Non ce voleva tanto a capillo... Galleria... Un po' perché non c'ho niente da scrivere e un po' perché voglio sottolineare che tipo di individuo abbia vinto Sanremo e che tipo di persone stanno diventando famose: ragazzi... Ce ne sono altre di nuove e soprattutto VERE proposte. A parte Arisa, formidabile direi, sono rimasto colpito dalla bravura e dalla potenza vocale di Karima (credo che sia stata una sua rivale ad "Amici d'la Mariola de Torgiano"), e adesso mi viene solo da dire che questo qui, secondo me, non si merita di avere tutto questo successo, lo si è visto e sentito da come ha cantato a Sanremo e dalle critiche di chi ci capisce molto più di me. Dice di avere studiato ma, anche se non ci capisco poi tanto di canto, sembra che canti come me quando scialo sotto la doccia. Non ho il diritto di criticare, lo so, ma la mia impressione, anche non conoscendolo, è che sia un ragazzo un po' montato. Con la scusa di Amici ha avuto una grossa opportunità ma il suo atteggiamento lo sta lentamente affondando, non tanto a danno della sua notorietà quanto per la sua reputazione. Diciamocelo: mi sta antipatico. Scrivete, scrivete, scrivete... Commentate, commentate, commentate... Lodi, lodi, lodi... February 26 Oggi ho 20 anni. Cavolo come passa il tempo. Questa mattina avevo intenzione di studiare ma ho deciso di passare questa splendida giornata di sole (facemo i corni) sfogliando gli album delle vecchie foto. Non mi aspettavo fosse così emozionante rivedere la stessa gente con cui vivo oggi e sorprendersi di come e di quanto tutti siano cambiati, di come io sia cambiato in questi anni. Scrivo queste poche righe perché sono rimasto colpito dalle foto del 2001-2003. Io ho sempre detto e ripetuto, fino allo sfinimento e fino all'essere logorroico (anche più del solito) che quelli sono stati gli anni più brutti della mia vita, anche se ho solo 20 anni, e adesso ho trovato anche le prove. Da cosa l'ho capito? Beh... In tutte le foto ho notato che avevo lo sguardo spento, per essere veramente io. Anche in quelle della cresima, del pranzo coi parenti dove "almeno almeno" bisogna essere sorridenti, ho mantenuto sempre un'espressione standard: per intenderci, c'avevo il muso. Occhi bassi, sguardo perso... E questo in tutte le (poche) foto che mi ritraggono dal 2001 al 2003. Detto e ripetuto ormai milioni di volte che quelli sono stati anni sì brutti ma utili, MI AUGURO un buon compleanno perché so di essere cambiato, nel bene o nel male, perché so di essere IO a guidare la mia vita, perché ormai le decisioni le prendo da solo e che le botte del mio viaggio le sento solo io, e decido io COME sentirle. Perché penso di meritarmela un pochino di felicità, perché gli amici che ho perso e quelli che ho incontrato hanno dato una bella botta alla mia vita ed è per questo che penso che il regalo più grande è avere delle persone che mi vogliono bene. Allora non mi resta che sciogliere il grosso fiocco che sta sopra a questo regalo e guardare tutta la sincerità che mi avete regalato in tutti questi anni. Non posso dirvi altre parole che "grazie di cuore", e non posso fare altro che cercare di ricambiare. BUON COMPLEANNO, EMANUELE, e grazie a tutti per il vostro eterno, ostinato essere VERI. February 23 "...Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro. La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso"
(The Big Kahuna) February 12 Stasera volevo scrivere un altro racconto ma, dato che non riesco ancora a trovare una canzone giusta dalla quale estrapolare le avventure dei personaggi, mi limito a postare solo il testo di una delle canzoni alle quali tengo di più. Spero che non chiuderete la finestra e che riflettiate un attimino sul significato delle parole di questa canzone. Nota Bene: può sembrare ambigua, e lo dico perché conosco la maliziosità del 2009, tanto che il cantante Pier Cortese è stato etichettato da alcuni come omosessuale. Lui stesso spiega di aver dedicato questa canzone a un amico che, per una serie di circostanze, adesso, sta scontando una pena in carcere. Io non ho amici in carcere, ma di amici ne ho avuti di buoni in passato e mi chiedo se, soprattutto uno di loro, ogni tanto, adesso che ha deciso di uscire dal mondo per inseguire "chissà cosa" con "chissà chi", ricorda i bei momenti passati insieme. Un amore può finire e non durare; un'amicizia vera è per sempre.
Non avrei mai voluto dirlo ma mi mancate. Soprattutto uno, anche se tutto quello che è successo ha trasformato tutto così, IN PEGGIO.
DIMMI COME PASSI LE NOTTI - Pier Cortese
Quando ripenso al tempo che tu mi chiedevi se eravamo il vento; penso e ripenso ai giorni che tu mi sapevi regalare il meglio... Dare, dire, ore a parlare di segreti e di ambiti tesori. Sereno, era sempre sereno il cielo che copriva l’odore di grano. Ma dimmi come passi le notti. Tu dimmi come passi le notti...
Ora… Che sento anch'io il bisogno di guardarti e di stringerti ancora… Che sono diventato un uomo fragile anch'io da allora... Amico non lasciare questa voce tremare nell'aria!
Piove ogni tanto anche dentro di te, o cammini sorridendo a un figlio...? Ti è capitato di pensare a me... O sei ancora chiuso nel tuo sbaglio...? Vivo, bene, ora, ho mille desideri da scrivere ancora, La vita, rubiamo la vita, rimettiti la giacca che usciamo stasera. Ma dimmi come passi le notti. Tu dimmi come passi le notti... Ora che sento anch'io il bisogno di guardarti e si stringerti ancora, che sono diventato un uomo fragile anch'io da allora... Amico non lasciare questa voce tremare nell'aria!
Aspettiamo un tempo nuovo per riprenderci la nostra libertà... Aspettiamo un tempo nuovo per riprenderci la nostra dignità...
Ma dimmi come passi le notti...
Tu dimmi come passi le notti... February 09 Potete leggerlo anche su http://madu89.altervista.org/
Lasciava una scia profumata mentre camminava; mi portò su per le scale di casa sua senza parlare, con un sorrisetto provocante in bocca. Prese le chiavi e aprì quasi a fatica il pesante portone. Tenendomi per mano mi portò dentro e mi disse di accomodarmi. Io nemmeno sapevo come avevo fatto a finire lì, ma c'ero e, di certo, non mi lamentavo. Accese una luce leggera, da atmosfera, ancora sembrava buio. Una casa accogliente la sua, teatro chissà di quante avventure. Fredda, però. Le doveva piacere il rosso, a giudicare dall'arredamento. Muri color salmone chiaro, mobili in legno, qualche soprammobile, delle candele profumate e un piccolo stereo, che sembrava già dirmi qualcosa. Avevo pensato molto a lei qua dentro, ma non riuscivo a vederla in compagnia di qualcuno; cosa inspiegabile, poi... Immaginavo questa donna, con un bicchiere in mano, a guardare la notte dalla finestra, insonne. Si avvicinò a me, mi prese i fianchi e io, scherzando, le dissi che iniziavo a sentir caldo. Mi tolse la giacca delicatamente, mi girò intorno, la sfilò e la tirò sul divano. Poi ci tirò anche me. Camminava con un fare molto provocante e faticavo a tenere a freno i miei istinti ma non sapevo cosa fare. "Cosa vuoi da bere?" chiese sottovoce, guardandomi negli occhi, a pochi centimetri dalla mia bocca, tanto che potevo sentire forte il suo profumo di vaniglia. Una camicetta bianca, jeans attillati, biancheria nera, a quanto pare. Io fissavo i suoi occhi, bellissimi, e con un filo di voce risposi: "Quello che hai, purché sia forte.." "Torno tra un momento..." E si allontanò andando, credo, verso la cucina. Sorrideva. Sentivo che tirava giù dei bicchieri e delle bottiglie, mentre io me ne stavo lì seduto sul divano a pensare come sarei dovuto andare avanti. Come avrei dovuto recitare la mia parte? Dovevo assolutamente trovare un argomento. Perché c'è sempre una parte da recitare: sarebbe stato troppo facile e poco divertente se lei fosse tornata vestita soltanto del bicchiere. Avremmo fatto tutto e subito, senza troppa complicità, e quella notte si sarebbe trasformata in una come tante altre. Già immaginavo come ci sarebbero rimasti gli amici del bar. Giù da Mario mi chiamavano "il cavaliere". Non sentivo più nessun rumore, il divano era soffice e l'aria profumata di qualcosa di indecifrabile, forse un miscuglio degli odori di tutte quelle candele. Eccola lì, nell'accappatoio, comparire dalla porta con due bicchieri in mano. Sembrava rum e coca, c'era del ghiaccio, ma non ci feci troppo caso, perché rimasi folgorato da lei, cosi bella, nel suo innocente batuffolo rosa legato bene in vita, come se avesse voluto diremi "prendimi". Bambolina, voleva giocare. Ci scolammo quei bicchieroni di antipudore e lei, lentamente, iniziò a spogliarmi. Mi trascinò in camera sua; il letto era soffice e le sue labbra: un sogno. Mi baciava, mi stringeva, sapeva benissimo dove e come usare le mani. Bambolina sempre più spinta, selvaggia, sensuale. La mia bambolina mi faceva giocare, in mezzo a quegli odiosi facciotti immortalati in troppi posters che tappezzavano quella stanza, più da adolescente che da donna in carriera. La camera era un vortice di passione e questo gioco lo facevo molto volentieri. Mi stava regalando un po' di calore, ci stavamo dando una scossa. Le sue spalle, la sua voce, la facevano sembrare più giovane, anche se aveva qualche anno più di me. Il profumo che sentivo non era più quello delle candele, ma di lei. Completamente cosparso in ogni parte di me.
Eravamo stesi sul letto, le lenzuola ci coprivano e me ne stavo con la testa appoggiata sul cuscino. Ancora c'era quella luce fioca, a dare una bellissima e romantica sfumatura alle cose. Un sogno. Era notte fonda e sentivo ancora il suo calore su di me. Che grande nottata avevo passato... "Sai, s'è fatto tardi", dissi. Iniziavo a sentire il bisogno di andarmene, non volevo che succedessero cose strane, almeno al suo cuore. "Dai, non te ne andare, vuoi dormire un po' con me? Vorrei tanto che restassi un po'". Me lo disse con una dolcezza unica, mentre ricominciava a baciarmi e a muovere le sue mani, sorridendo. "Beh, potrei anche restare ma dovrei chiamare a casa... Dove hai il telefono?" Mi sentivo quasi in imbarazzo, con lei addosso, mentre cercavo di fermarla. La bambolina che voleva giocare, ancora mi stava facendo sentire la scossa della sua passione. Ora mi graffiava, con le sue unghie affilate. Giocava ancora? Non lo so, ma iniziò a guardarmi in modo strano. Stranamente la sua espressione non era più quella che aveva quando eravamo entrati in camera. Rimase ferma in silenzio per qualche secondo mentre mi guardava sorridere; forse lo facevo in modo troppo sadico per i suoi gusti. Si alzò dal letto con un gesto di stizza e iniziò a vestirsi. Allora mi alzai anche io, cambiando espressione. Volevo andarmene prima possibile. Sbuffava; poi, con uno scatto, corse verso la porta, la sbatté e chiuse a chiave. Aprì un cassetto e ce la infilò dentro. Io la guardavo incredulo. Sembrava nervosa, ma rimaneva in silenzio. Rovistò un po' mentre mi abbottonavo la camicia. Cercai di chiederle cosa le stesse succedendo ma non ottenni nessuna risposta. Non la guardavo ma la sentivo sbattere. Poi, silenzio. Alzai gli occhi e dissi: "Senti, s'è fatto davvero tardi, dovrei veramente andare... Mi accompagni alla porta?" Non rispose. Mi guardava mentre se ne stava immobile. Lo specchio era proprio dietro di lei e potevo vedere la mia faccia di culo. Sembrava furibonda, forse aveva capito il mio gioco, o ero io che quella sera non avevo capito il suo. Teneva le mani dietro la schiena, la camicia acciuffata e mezza abbottonata, solo un paio di mutandine addosso. Iniziai ad avere paura del suo silenzio, ed avevo ragione ad averne. Feci per andare verso di lei che iniziò a piangere e, da dietro la schiena, tirò fuori una pistola. Il mio cuore si fermò per un istante, pensai che quella volta avevo proprio fatto una cazzata ad approfittare di lei. Ero ghiacciato, non riuscivo a muovermi e, tutto quello che riuscivo a vedere, erano il foro della canna di quella pistola e le lacrime sul suo ancora bellissimo viso di donna. Bambolina che non voleva essere chiamata più così, che aveva sofferto sempre troppo per il suo amore, che probabilmente non aveva mai avuto. "Ba-ba-bambolina... G-Giù quella pistola, va-va-va bene, resto qua, cosa devo fare? Vuoi che parliamo?" Avevo iniziato anche a balbettare, tenevo gli occhi sgranati e mi si era seccata la gola. Mi fece cenno di sedermi e obbedii come un cagnolino indifeso. Ero diventato schiavo della mia bambolina. Tirò fuori delle corde. "Non mi legare, dai!" Si avvicinò ancora di più puntandomi addosso la pistola, singhiozzando, e capii che dovevo fare silenzio. Speravo solo che fosse un gioco nuovo. La bambolina non aveva più voglia di essere usata, di soffrire per un uomo. Dopo anni di sofferenza aveva deciso di iniziare a punire. Voleva vendetta, la ottenne, compiendo un insano gesto.
Questa è la storia di una vendetta che immaginiamo come si sia consumata... Di quella che non voleva permettere al "tipo" di poter raccontare imprudentemente di storie sessuali che casomai non avvenivano a scapito di lei, ma CON lei. La vittima che diventa carnefice, la comparsa che diventa protagonista, la bambolina che diventa barracuda.

January 29 Quello del plagio musicale è un fenomeno affermatosi da tempo, ma credo che questo sia un caso proprio clamoroso quanto involontario. La nuova promessa del pop, a detta di molti il nuovo fenomeno del 2009 in musica, Amy MacDonald, ha tirato fuori dal cappello, o meglio dal suo disco impolverato dell'anno 2007 (si avete capito bene, la canzone è del 2007), un bel jingle intitolato "This Is The Life". La chitarra accompagna una canzone che SUBITO al primissimo ascolto mi ha ricordato fin dai primissimi accordi un più che celebre successo del signor Francesco De Gregori, baluardo della musica italiana. Indovinate un po' che canzone è? Una che molti non conosceranno perché un po' antiquata per i gusti commerciali dei ragazzuoli d'oggi, ma ve lo dico io qual'è: si chiama "Il Bandito e il Campione", classe 1993 se non vado errato (avevo 4 anni), e la somiglianza mi sembra molto ma molto netta.
|