Emanuele's profileLa mia parte intollerant...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    June 25

    Ode alla vita

    Quella che posto non è la poesia che tutti pensano sia del grande Pablo Neruda. L'ha scritta Martha Medeiros, una giornalista brasiliana, e qualcuno ha osato dire che sono versi troppo scarni e new-age, non degni di un grande artista come Neruda.
    Bene, io credo che questa poesia sia la più bella che abbia mai letto e che Neruda, alla Medeiros, per una volta, gli fa una sega.
    Non si chiama "Lentamente muore", come tutti pensano, ma "Ode alla vita", e credo che adesso come adesso valga proprio la pena leggerla attentamente.

    Lentamente muore
    chi diventa schiavo dell'abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marcia,
    chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero su bianco
    e i puntini sulle "i"
    piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno battere il cuore
    davanti all'errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore
    chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

    Lentamente muore chi non viaggia,
    chi non legge,
    chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in se stesso.

    Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
    chi non si lascia aiutare
    chi passa i giorni a lamentarsi
    della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore
    chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivo
    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
    Soltanto l'ardente pazienza
    porterà al raggiungimento
    di una splendida felicità.

    June 19

    Prima e seconda prova

    Siamo nel bel mezzo degli esami di maturità e già possiamo commentare le prove che ci ha offerto lo Stato.
    Come prima prova, quella di italiano, ho optato per il tema di ordine generale, la tipologia D, veramente una bellissima traccia:

    "Comunicare le emozioni: un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una e-mail. Così idee e sentimenti
    viaggiano attraverso abbreviazioni e acronimi, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo
    cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova
    forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini: quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta
    di scrittura, odori, impronte e attesa, tanto quella di oggi è incorporea, impersonale e immediata.
    Discuti la questione proposta, illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze personali, gli aspetti che ritieni
    più significativi."

    Ero indeciso tra questa ed il saggio scientifico ma quando ho visto: "Comunicare le emozioni" sono andato dritto come una palla su quello. Sembrava più un intervento da blog che un tema da esame e proprio per questo motivo non ho avuto dubbi sulla scelta. Gli altri parlavano di morti bianche, Costituzione, straniero nell'arte e nella letteratura, idea di scienza nello sviluppo tecnologico della società umana; lo storico considerava la condizione della donna nel Novecento mentre l'analisi del testo prevedeva l'analisi di una poesia di Eugenio Montale.
    Udite udite, l'ispettrice che ha scritto la traccia ha battuto queste parole, in relazione alla poesia "Ripenso il tuo sorriso":

    [...]
    2.1. Nella prima strofa il poeta esprime, in una serie di immagini simboliche, da una parte la sua visione della realtà e dall’altra il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile. Individua tali immagini e commentale. [...]
    2.3. Il ricordo della donna è condensato nel suo viso e nel sorriso, nel quale si manifesta, “libera”, la sua “anima” (v. 6). Prova a spiegare in che senso il portare con sé la sofferenza per il male del mondo può essere, come dice il poeta, “un talismano” (v. 8) per un’anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima “ingenua” non toccata dal  male (v. 6).
    2.4. Nella ultima strofa ricorrono espressioni relative sia alla condizione interiore del poeta, sia alla “pensata effigie” (v. 9) della donna.

    MA LA POESIA NON E' RIVOLTA A UNA DONNA BENSI' A UN UOMO, un ballerino russo! Non ci avrete nemmeno fatto apposta ma avete rovinato la prima prova a un sacco di studenti.
    E poi si dice che ci sia stato un errore anche nella versione di greco, per i classici. Ma do li pescano 'sta gente che fa le tracce? E non si trattava di una frase qualsiasi, ma di una parte assolutamente indispensabile per la traduzione del testo. Probabilmente il testo è stato tagliato, perché troppo lungo!
    Ministro Gelmini, dia un segno, un tentativo di scuse oppure ammettete la vostra massima ignoranza, prego. Intanto l'ispettrice si è GIOCATA IL POSTO! Poco... Dico io.

    Per quanto riguarda le seconde prove, beh... Vorrei NON ringraziare il docente di elettronica che ha scritto la nostra, e vorrei dirgli che ha costretto al crollo degli scritti un sacco di studenti. Personalmente me la sono cavata abbastanza bene anche se vorrei ringraziare sempre il mitico ALBI, santo subito direi, di averci dato una mano per questa difficilissima seconda prova di elettronica. Tuttavia siamo riusciti a farla completamente, credo, in 3 o 4. Dalle 8:30 alle 14:15 a scrivere... Non ce la facco più, me bruciano gli occhi, anzi me se incrociano!
    Stavo dando uno sguardo alle altre prove e, per non capirci, comunque, quasi niente, non mi sembrano poi tanto facili. Insomma quest'anno hanno deciso di darci la vita maledetta: siamo usciti in pochi da questa guerra e adesso puntiamo agli orali! Mamma mia quanto me sta a pià male...

    Il bello è che ancora non ho sentito niente in TV di questi stupidi errori. Che mi sia perso i servizi? Speriamo che comunque dedichino più tempo a questo scandalo perché lo è nel vero senso della parola. Ammettiamo gli errori, facciamo mea culpa e facciamo anche il nome di questa ispettrice (Caterina Petruzzi) che ha troncato la prima prova a tante persone.
    Comunque adesso o la va o la spacca... Gran tour de force di studio fino agli orali, la terza prova non mi preoccupa per niente. Ci si vedeeeeeeee!!!!

    June 16

    Titoli di coda

    16 giugno 2008, a soli 2 giorni dall'inizio della prima prova dell'Esame di Stato, si comincia a sentire la sigla di chiusura e scorrono i primi titoli di coda. Titoli che non si limitano alla sola stringa di lettere scritte, titoli che parlano, ognuno per sé, in una miriade di ricordi e ringraziamenti. Comparse: professori, studenti, bidelli, segretarie e chi più ne ha più ne metta.
    Forse è giunto il momento di iniziare a ringraziare per questi cinque anni vissuti insieme: i primi due anni del biennio, quelli che passi un po' così, di transizione, quelli in cui non sai se ti piace veramente quello che fai. Voti presi un po' così, sui compiti a sorpresa, in materie che non rivedrai. Gli amici che si ricordano di te per soli due anni passati in classe insieme, che hanno continuato a salutare solo se hanno creduto nella tua amicizia o che hanno deciso di prendersi gioco di te alle tue spalle con i nuovi compagni del triennio; due anni che, malgrado il loro indifferente scorrere, ricordi ancora. Ti fanno rivivere ogni tipo di emozione, dalla prima ora del primo approccio con i nuovi insegnanti all'ultima del secondo anno. Suona come l'ipocrisia quest'ultima campanella, ma la vita continua e la scuola va avanti tra professori svogliati e studenti ribelli. Un triennio che non scorderò mai, tante figuracce e parecchi rimpianti ma divertimento ed amicizie che sono nate e cresciute, altre che sono finite in una scazzottata ma che hanno segnato la tua era. Sei arrivato alla notte prima degli esami e non te ne sei nemmeno reso conto. E allora ricordi tutto ascoltando le canzoni che hanno segnato la tua scuola, quella che non hai etichettato agli altri, quella che non ti sei fatto condizionare, ma che tu e solo tu hai saputo guardare, ascoltare e costruire senza appoggiarti al giudizio di nessuno. Scorrono le interrogazioni, le pochissime gite e quelle poche volte (magari solo per me), in cui hai marinato la scuola (anche se "non è nel tuo stile"). Come dimenticare le gelate d'inverno e il vento sul piazzale, le macchine parcheggiate ogni mattina e il profumo di caffè della macchinetta all'ingresso. Ogni santo giorno passato in classe aspettando la fine dell'anno che giorno dopo giorno arrivava, sempre troppo velocemente. Allora stai crescendo veramente e, quando vedi che sopra all'ingresso della tua classe, sull'etichetta, non c'è più scritto "CLASSE 2°A" bensì "CLASSE 5°B", non può che non saltare in testa qualcosa di particolare, che possono provare solo i maturandi. Pensi che finalmente te ne vai come che il tempo è passato troppo in fretta. Non sono più quei fantastici giorni all'asilo, sono quei giorni del quinto, dove sei ormai un uomo e ti confronti con i professori più da amico che da studente; quei giorni che da bambino vedevi come lontanissimi, e adesso che sei qui ricordi in bianco e nero le mattinate alle elementari.
    Come non ricordare il terrore delle interrogazioni di italiano e storia, con la prof Brunelli; le terrificanti 2 ore di matematica della Buscella che ininterrottamente per 100 minuti parlava e spiegava uccidendo le nostre giovani menti... hihi scherzo, prof! Il classico test di Albi e le stronzate di Simonelli che puntualmente tutti i giorni aveva sempre qualcosa di cui lamentarsi: e la schiena, e la testa... Ma prof... un po' di riposo? hauhuauha... Le ore di educazione fisica e le grandi sfide a calcetto in palestra...
    E i 4 anni di inglese con Menichini, autorevole ma fin troppo disponibile, uno dei migliori professori che io abbia mai conosciuto; soprattutto però vorrei citare Albi, che per molti non è stato nessuno ma per me è stato professore e maestro di vita, con l'esperienza che si ritrova e tutti quei racconti. Sul serio, ogni giorno mi ha stupito di più. Forse perché un po' mi ritrovo nel suo carattere. Non me la sento di nominare tutti, mi sono limitato a quelli a cui tengo un po' di più e che non se ne andranno tanto facilmente dai miei ricordi. Le tante ore passate a lezione con i miei amici, le cazzate di Costantini, i miei compagni di banco, i trii che si sono formati ogni anno e che più o meno sono rimasti sempre gli stessi: non scorderò nemmeno il nostro motto a inglese: "Calzo per tutti, Calzo per tutti". Rob (Roby per la Buscella :D), il Costa, Tofi che particolarmente quest'anno ci ha fatto morire dal ridere con i suoi "Ntogno facts" e le battute che gli uscivano così; Giacomino e il Petti, sempre zitti zitti. L'inconfondibile risata di Thomas, spider-Condre che si è arrampicato ovunque e quel non so che del silenzioso Guerrini; il genio dei computer Pastorelli, Zibetti che è stato sempre un po' sulle sue, e le cazzate di Venturi e del Patro. Papa, giullare di corte :D, Luca che s'è fatto conoscere in due anni e s'è inserito bene in classe, e per finire l'ingegner Marinelli, particolare molto alto da non lasciare... huahua! Ragà, non ho voluto scrivere nessun particolare perché se a qualcuno non sta bene qualcosa poi siamo daccapo, comunque sappiamo bene che tutti abbiamo lasciato qualcosa di noi in quelle quattro mura che poi non sono solo quattro, sono centomila (Pirandello, ndr :D)
    So di dimenticare qualcuno ma non è un caso. Mi sono limitato a scrivere di quelli con cui ho avuto più confidenza e che ho saputo conoscere meglio. Chi mi conosce sa che per guadagnarsi la mia fiducia, ci vuole un po' di più. Quest'anno ho commesso degli errori ma la cosa più importante è che ho capito dove ho sbagliato. Sono cresciuto come gli altri e nel tempo che è volato spero di aver conquistato un posto nei ricordi di tutti. Mi dispiace sul serio per tutto quello di sbagliato che c'è stato in ogni rapporto.
    Rimarrà il ricordo della gita del 5°, indimenticabile non tanto per i posti in cui siamo stati quanto per i rapporti che abbiamo consolidato. Noi, amici, compagni di scuola, che ci ricorderemo di tutti questi bei momenti passati insieme.
    Il quinto è diverso dagli altri anni, sembra più intenso, particolare, più carico di emozioni. Oscilla tra la maturità e la voglia di NON crescere e rimanere sempre 18enni. Siamo diventati quel che siamo, abbiamo ringraziato o meno i nostri professori ognuno per propria coscienza, ci possiamo essere emozionati e salutati l'ultimo giorno di scuola, ora ci manca la prova finale, quella che più che "esame" chiamerei "luogo comune". La maturità: quel traguardo che segna la fine di un'era, quella della scuola dell'obbligo che tutti, bene o male, conoscono. D'altronde rimaniamo sempre gli stessi, con la differenza di avere un numero scritto da qualche parte, che indica solo quanto brillantemente hai fatto un esame e poco più. Dietro quel numero, però, ci sono tanti anni di scuola e che sia 60 o 78 o 100, siamo stati la nostra generazione; I ragazzi dell'89 verranno ricordati come le classi degli anni passati e i futuri maturandi dei prossimi anni. Arrivano le paure, le incertezze, gli amici che scompaiono nel lavoro o nello studio. Ci ritroveremo e non ci perderemo di vista, ritorneranno le cene di classe; forse qualcuno di noi, ogni tanto, tornerà a scuola a rispolverare un paio di ricordi, solo quelli più vivi. D'altronde, davanti a noi, c'è il futuro che scopriremo solo vivendo.
    In bocca al lupo a tutti per gli esami e, vada come vada, ricordatevi che siete quello che siete e che niente potrà portarvi via ciò che di bello avete vissuto in questi tanti anni di scuola.

    Stiamo per vivere la nostra notte prima degli esami.

    June 02

    Breakfast

    Questa mattina mi sono svegliato presto, anche se non mi chiamo Francesco. Oggi, 2 giugno 2008, mi sono messo d'accordo col Ricci per andare a fare un giro in bicicletta... Non sono riposato per niente, anzi! Vengo da 2 notti in cui sono andato a dormire alle 2 e mi sono svegliato la mattina rispettivamente alle 9 e alle 8 e 15. Praticamente ho un po' sonno ma essendo io un tipo mattiniero non sento troppo la stanchezza. Mentre voi starete ancora sonnecchiando in questa prima mattinata, io scrivo un po', sporcando la tastiera con le mani ancora profumate di marmellata ai frutti di bosco. Mi piace vedere il sole che sale alto, anche se stamattina è un po' nuvoloso, e ascoltare il cinguettio degli uccelli. Come l'aria della pioggia posso distinguere bene l'odore di quella della mattina. I bambini non sono ancora usciti a giocare ma presto lo faranno. Intanto, stranamente, c'è tanto silenzio anche da lontano, dove passa Via Firenze, molto spesso trafficata, anche di mattina, soprattutto di mattina. Ecco cosa mi mancava! L' incofondibile e a volte anche abbastanza fastidioso canto delle tortore! tu-tuuu-tu tu-tuuu-tu...
    Mi torna in mente quando da piccolo a quest'ora ero già sveglio da un pezzo e con la mia povera zia Dina imparavo a riconoscere i suoni, gli odori e i colori di questa bella porzione di giornata, riservandole un posto tra i preferiti. Tanto mondo è cambiato da allora ma questa atmosfera di Borgo I Maggio ha mantenuto sempre quella magia.
    Durante la colazione ho pensato a come adattare una qualsiasi canzone ai miei pensieri...
    A distanza di qualche anno ne ho trovata una che mi fa dire qualcosa di importante: una canzone che è un inno alla voglia di vivere, una grinta in più per sperare in qualcosa di meglio accettandosi per quelli che si è, andando al mondo e tornando sempre vivi, ricordando le persone che ti sono state care e dirgli che ci vedremo più tardi. A dir la verità è la prima che mi è venuta in mente: quella con la quale ci si sveglia ogni mattina. Si perché ogni mattina, molti di noi, hanno una canzone che gira in loop nella testa e finché non la sentono non si schioda. Questa la dedico a quelle persone che mi hanno cresciuto e che ho perduto di vista, e chissà se ogni tanto mi hanno pensato chiedendosi che fine avessi fatto... Beh, ci sono ancora!

    La potete ascoltare nella pagina principale del mio blog, da oggi fino a quando non deciderò di toglierla :D

    Ho ancora la forza che serve a camminare, picchiare ancora contro per non lasciarmi stare. Ho ancora quella forza che ti serve quando dici: "Si comincia!". E ho ancora la forza di guardarmi attorno, mischiando le parole con due o tre vizi al giorno, di farmi trovar lì da chi mi vuole sempre nella mia camicia... Abito sempre qui da me, fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è, al mondo sono andato, dal mondo son tornato sempre vivo... Ho ancora la forza di starvi a raccontare le storie che ho già visto, e quelle da vedere, e tutti quegli sbagli che per un motivo o l'altro so rifare... E ho ancora la forza di chiedere anche scusa e fare la partita giocando fuori casa, di dirvi che comunque la mia parte ve la voglio garantire... Abito sempre qui da me, fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è nel mondo sono andato, dal mondo son tornato sempre vivo... Ho ancora la forza e guarda che ne serve, per rendere leggero il peso dei ricordi, per far la conta degli amici andati e dire: " Ci vediam più tardi..."
    Abito sempre qui da me, fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è, col mondo sono andato e col mondo son tornato sempre vivo...