Emanuele's profileLa mia parte intollerant...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    March 23

    Mamma

    In questa giornata di pioggia si festeggia la Pasqua, la festività cristiana che annuncia la resurrezione del Cristo. Io, come il Natale 2007, non sento assolutamente lo spirito celebrativo.
    Per me, oggi, è sicuramente un giorno da ricordare non perché dicono sia Pasqua: oggi è il cinquantesimo compleanno di mia madre.
    Mia madre è una persona attiva, impegnata, lavoratrice fino allo sfinimento, incredibilmente generosa e ultimamente... Infelice. Infelice non perché io e mio padre siamo sgarbati nei suoi confronti ma lo è perché la mia famiglia è strana e se non ci sono litigi a casa dei nonni è un fatto da ricordare. Il suo continuo andare avanti e indietro e non cenare, soffrire e non dormire per questo, non fa che rovinare tutto ciò che di buono c'è in lei. Avvolta nella sua vestaglia di lana rosa, la sera, si immerge nei suoi pensieri seduta sul divano, davanti alla televisione, sfinita, non beve per dimenticare perché non è nel suo stile.
    Mia madre è in piedi dalla mattina alle 6 e prepara la colazione, fa spesa, soffre per scelta. Io e mio padre cerchiamo di farla star bene consapevoli che uno spirito inquieto si calma solo con tanta pazienza e tanto amore. Mia madre lavora, prepara il pranzo, cerca di scherzare con me che a volte nemmeno la ascolto e si rattrista ancora nel suo pensiero pesante come un macigno. Guarda mio padre che parte per andare a lavorare e lo fa con tanto amore ma allo stesso tempo con tanta stanchezza negli occhi. La guardo accendere la macchina e partire, avviarsi verso la strada. Riesce a sorridere quando ascolta Fiorello alla radio e se lei è felice io sono felice. Mamma è attaccata alla sua famiglia più di chiunque altro.
    Mia madre ci lava i vestiti, ci mette in ordine le cose (anche se qualche volta vorrei che restassero come le ho messe io), ricompone i letti e si lamenta scherzando del disordine di papà che ride, come sempre, guardandola con gigantesco affetto.
    Mia madre ha bisogno di un po' di calma, cucina dicendo che non è capace mentre fa dei piatti buonissimi che io e papà divoriamo complimentandoci, tra le tante cose che segnano le nostre giornate. Due volte a settimana va a fare ginnastica per sfogarsi un po' e per mantenersi in forma, torna sudata ed atletica nelle sue scarpette da ginnastica alla modesta età di anni 50!
    Mia madre e mio padre a cena insieme al ristorante sembrano ringiovaniti di 20 anni, così belli e così innamorati... Mia madre con gli occhiali da vista messi solo da pochi mesi, gli occhi miei uguali ai suoi, anche se il suo colore sembra quello dell'erba in autunno e dei fiori in primavera, di un verde più castano, diverso dei miei occhi scuri. Così elegante e così sportiva.
    Si vede subito quando c'è qualcosa che non va: le sue mani non sono più così veloci e ordinate ma diventano lente, imprecise, superficiali. Gli occhi non sono attenti, i pensieri non sono scattanti, le parole non escono e la gola è secca; alza il telefono e chiama qualcuno, la sua voce è confusa dietro alla porta della camera. Mia madre è stesa sul letto e piange senza farsi vedere.
    Io e mia madre litighiamo qualche volta e lo facciamo in modo animalesco. Mia madre piange e quando poi mi rendo conto di averla ferita, la abbraccio chiedendole scusa. Lei mi risponde che ha già troppi problemi per litigare anche con me. Sento le sue mani che mi stringono con tanto amore come ha sempre fatto; sa dosare la stretta quanto basta per farmi venire le lacrime agli occhi e farmi rendere conto degli errori che ho commesso, singhiozza. Le voglio bene.
    Così uguale ma così diversa da me, s'arrabbia come tutti i genitori con il suo bambino ribelle che ce l'ha con la scuola e con il mondo.
    Mia madre e mio padre sono innamorati.
    Questa mattina appena mi sono svegliato le ho fatto gli auguri di buon compleanno, le ho dato un bacio sulla guancia ed ha sorriso. Mio padre era uscito ed è rientrato con uno splendido mazzo di rose rosse. L'ha sorpresa sorridendo ed io mi sono allontanato; ho sentito la commozione pervadere i sentimenti di mia madre, ho sentito il suono di un bacio e lo sfregare di un abbraccio. Mio padre sorridente ha compiuto il suo gesto d'amore ed entrambi abbiamo regalato a mamma ciò che più le serviva: un po' di serenità e di affetto.
    Mia madre prepara il pranzo... Sorride. Oggi ci sono i nonni a casa.
    Tanti auguri di buon compleanno, mamma. Ti voglio bene...

    March 19

    Riddiculus

    Ancora più divertente dell'uomo che è stato reso ridicolo è quello che, quando gli succede qualcosa di bizzarro, si rifiuta di ammetterlo e si sforza di mantenere la sua dignità. (Charlie Chaplin)

    Vi è mai successo di provare una sensazione di ridicolezza in voi stessi? E' quello che mi sta succedendo in questi ultimi giorni. In molte delle azioni e delle circostanze che normalmente si presentano percepisco uno strano senso di imbarazzo, come se qualcosa mi stia colpendo abbassando la mia dignità.
    Forse sono troppo abituato ad essere in qualche modo ascoltato in ogni occasione mentre dovrei imparare effettivamente quando tenere la bocca chiusa. Una situazione imbarazzante ne porta subito un'altra, e poi un'altra, e un'altra ancora, e questo effetto domino distrugge la mia autostima, martellando e abbattendo i miei obiettivi.
    Succede a casa, tra amici, al campo sportivo, a scuola, ovunque... Dopo aver sentito questa sensazione segue un forte sentimento di riparazione, come se io volessi in tutti i modi aggiustare quel che ho appena combinato; addrizzare le parole per dare un altro significato alle frasi... Incomprensione... E' come se rifiutassi di ammettere a me stesso di aver sbagliato, ma solo con effetto immediato: pensandoci bene e riflettendo in seguito, riesco a capire e a rammaricarmi di quanto detto o fatto.
    Così facendo la mia paura è quella di perdere credibilità e se perdo credibilità perdo autostima ma se perdo autostima torno alla base di quello che ho costruito e perdo la capacità di esprimere pareri e opinioni in ogni occasione. Ne guadagnerebbe il mio ego, cambiando ancora, portandomi chissà dove e chissà come.
    Questo come tanti è solo un problema momentaneo che ho sentito più volte e per uscirne basta tirare un sospiro di sollievo e riordinare le idee. Come il mago Harry Potter e simili, potrei evocare l'incantesimo "Riddiculus" per ridicolizzare le mie paure; tutto dipende dalle circostanze e dal carico di "potenziali problemi" che in teoria potrei avere. L'importante è non smettere di credere in sé stessi.
    La ridicolezza che sento è racchiusa in tutte le sfere sensoriali e nei sentimenti. Se qualcuno dei pochi lettori si rispecchia in queste sensazioni il mio consiglio è semplice: basta tirare un bel sospiro di sollievo, riflettere, riordinare le idee tassello per tassello e ricomporre il puzzle delle priorità.
    Un abbraccio,
    Emanuele.

    March 04

    Parole, rumori e giorni

    Siamo ancora in tempo per ricominciare a ridere... Siamo ancora in tempo per scrollarci tutto e vivere... Prenditi le scarpe e non gridare per convincerti da solo che le cose vanno bene. Il dolore sai è normale se le storie poi finiscono, maledette le ambizioni quando non si concretizzano! Ma fra prendere e lasciare non si deve mai aspettare perché il tempo che perdiamo non ce lo ridà nessuno... Parole, rumori e giorni... Attese, speranze e sogni lontani... Vicini... Chi lo sa... Chi lo sa...
    Rispondi alle domande, non cercare di scappare, per non essere costretto a rincorrerti più in là! Quando avrai i tuoi 40 anni e le risposte ancora vaghe e il dubbio che, magari, era meglio avere un figlio e sposarti quella donna che non hai tenuto stretta perché avevi più capelli e più coraggio da investire... 
    Siamo fatti per sbagliare e poi tornare indietro e desiderare sempre quello che sta dietro al vetro... Ma prenditi le scarpe e riprendi la tua rabbia 
    E continua a cercare il tuo ago nella sabbia...
    ...Parole, rumori e giorni... Attese, speranze e sogni lontani... Vicini... Chi lo sa... Chi lo sa...

    Quanti messaggi profondi si possono trovare nella musica! Mi meraviglio sempre più di quanto possa essere importante per me avere una sorta di inno per sfogare quello che si ha dentro.
    Sono tanti gli interrogativi di un giovane che affronta il suo primo lavoro, la sua prima università, che si sente cresciuto rispetto a quel ragazzino che sapeva di essere fino a pochi mesi prima. Ultimamente mi capita spesso di incontrare, semplicemente in giro il sabato o la domenica pomeriggio, gente comune cresciuta e invecchiata come sarò io andando incontro al destino inevitabile scandito dal tempo. Restando seduto su una panchina e assentandomi un secondo con la mente cerco di immaginare queste persone 19 anni fa, proprio nell'anno in cui nascevo io: vedo baldi 18enni in cerca delle ragazze, vedo menti spensierate o meno, coi classici problemi da adolescenti, vedo gli stessi occhi delle mamme di oggi, riportati indietro ai giovani amori tra i banchi di scuola. Chissà se anche loro vivevano le  emozioni come le viviamo noi? Di sicuro ognuno ha il suo livello di ricordo, vuoi l'evoluzione della tecnologia, vuoi che dicono che siamo cambiati, diversi da loro, generazione che ha avuto tante cose diverse mentre sembra che sia la NUOVA generazione ad avere troppo. Fatto sta che la giovinezza la vivi come la vivi e quando sei ai 40 ti volti indietro e conti sbagli, scelte e soddisfazioni a prescindere da come hai voluto vivere la giovinezza, perché sei TU a decidere come viverla, sei TU che scegli di uscire dallo STEREOTIPO di "ragazzi di oggi". Lo stereotipo esiste concretamente, le mie sono parole clandestine, ce ne renderemo conto quando cresceremo e non si sa dove andrà il mondo.
    In un attimo questi momenti di smarrimento fruttano immagini emozionanti: ritrovarsi negli occhi di un bambino sudato che gioca a pallone, distinguere una mamma dalla ragazza che era fino a un secondo fa; trovare un cambiamento nelle vecchie compagne di elementari e capire quanto siamo differenti: abbiamo perso i contatti, non sei più quella di una volta.
    Chissà come sarà il nostro futuro? Chi ci farà innamorare? Chi ci farà battere il cuore forte? Allora gioco con l'immaginazione per trovare l'incastro giusto, la perfetta combinazione: non si può... Sarà il tempo e il caso a decidere come conosceremo il nostro amore, se lo conosceremo, ma... Cosa faremo per mantenerlo vivo, questa sta a noi...
    Sorrido pensando a qualcuno che conosco e che avrei voluto conoscere come ragazzo/a della mia stessa età, per vedere se sarebbe potuta nascere un'amicizia di quelle spettacolari come quelle che si vivono alla nostra età; vedere se con le ragazze sarebbe potuto nascere qualcosa e ritornare col pensiero a oggi, considerare il tutto come un bel sogno e continuare a giocare con le mie attese, le mie speranze, i miei sogni... Chi lo sa...
    Lungo la scia del tempo viaggiano i rimorsi e i tanti bivii, le scelte che hanno compiuto tutti questi individui; cerco di intravedere i matrimoni e i litigi, le discussioni in famiglia, il lavoro, la scuola, le lauree e i disastri di "una volta". Coppie in giro per il centro, felicemente sposate con tanto di bambina nella carrozzina o in collo al papà, innamorate o meno. Nell'attimo in cui mi assento col pensiero cerco di immaginare un me nel futuro: un giovane con un milione di ambizioni che spera siano concretizzate in un modo o nell'altro, certo che, come i suoi genitori, i suoi valori più importanti siano solo quelli in cui crede veramente, senza imposizioni.
    Nel fiore della mia maturità intravedo i "già maturi da un pezzo" rincorrersi dopo gli errori, dopo aver fatto qualcosa sulla quale avrebbero dovuto prima ragionare un po' meglio. Uno dei messaggi che ho colto nella canzone di Fabrizio Moro è quello di non arrendersi nemmeno nel momento in cui ci si rende conto che è troppo tardi per fare qualcosa contro i rimorsi...
    Questo messaggio dovrebbe andare ai più "grandi", che riderebbero leggendo queste parole, ma a me piace sognare, immaginarmi nei problemi del futuro, mettermi nei panni di quelli che possono dire di essere nel mezzo del cammin di nostra vita.

    Ciao, grazie per aver letto, dato che ultimamente lo state facendo in pochi.
    "C'è che ormai che ho imparato a sognare, non smetterò".