Emanuele's profileLa mia parte intollerant...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    February 26

    Avere vent'anni

    Oggi ho 20 anni. Cavolo come passa il tempo.
    Questa mattina avevo intenzione di studiare ma ho deciso di passare questa splendida giornata di sole (facemo i corni) sfogliando gli album delle vecchie foto. Non mi aspettavo fosse così emozionante rivedere la stessa gente con cui vivo oggi e sorprendersi di come e di quanto tutti siano cambiati, di come io sia cambiato in questi anni.
    Scrivo queste poche righe perché sono rimasto colpito dalle foto del 2001-2003. Io ho sempre detto e ripetuto, fino allo sfinimento e fino all'essere logorroico (anche più del solito) che quelli sono stati gli anni più brutti della mia vita, anche se ho solo 20 anni, e adesso ho trovato anche le prove.
    Da cosa l'ho capito? Beh... In tutte le foto ho notato che avevo lo sguardo spento, per essere veramente io. Anche in quelle della cresima, del pranzo coi parenti dove "almeno almeno" bisogna essere sorridenti, ho mantenuto sempre un'espressione standard: per intenderci, c'avevo il muso. Occhi bassi, sguardo perso... E questo in tutte le (poche) foto che mi ritraggono dal 2001 al 2003.
    Detto e ripetuto ormai milioni di volte che quelli sono stati anni sì brutti ma utili, MI AUGURO un buon compleanno perché so di essere cambiato, nel bene o nel male, perché so di essere IO a guidare la mia vita, perché ormai le decisioni le prendo da solo e che le botte del mio viaggio le sento solo io, e decido io COME sentirle. Perché penso di meritarmela un pochino di felicità, perché gli amici che ho perso e quelli che ho incontrato hanno dato una bella botta alla mia vita ed è per questo che penso che il regalo più grande è avere delle persone che mi vogliono bene.
    Allora non mi resta che sciogliere il grosso fiocco che sta sopra a questo regalo e guardare tutta la sincerità che mi avete regalato in tutti questi anni. Non posso dirvi altre parole che "grazie di cuore", e non posso fare altro che cercare di ricambiare.
    BUON COMPLEANNO, EMANUELE, e grazie a tutti per il vostro eterno, ostinato essere VERI.

    February 23

    Non leggere

    "...Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
    La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso"
    (The Big Kahuna)
    February 12

    pausa

    Stasera volevo scrivere un altro racconto ma, dato che non riesco ancora a trovare una canzone giusta dalla quale estrapolare le avventure dei personaggi, mi limito a postare solo il testo di una delle canzoni alle quali tengo di più. Spero che non chiuderete la finestra e che riflettiate un attimino sul significato delle parole di questa canzone.
    Nota Bene: può sembrare ambigua, e lo dico perché conosco la maliziosità del 2009, tanto che il cantante Pier Cortese è stato etichettato da alcuni come omosessuale. Lui stesso spiega di aver dedicato questa canzone a un amico che, per una serie di circostanze, adesso, sta scontando una pena in carcere.
    Io non ho amici in carcere, ma di amici ne ho avuti di buoni in passato e mi chiedo se, soprattutto uno di loro, ogni tanto, adesso che ha deciso di uscire dal mondo per inseguire "chissà cosa" con "chissà chi", ricorda i bei momenti passati insieme.
    Un amore può finire e non durare; un'amicizia vera è per sempre.
    Non avrei mai voluto dirlo ma mi mancate. Soprattutto uno, anche se tutto quello che è successo ha trasformato tutto così, IN PEGGIO.

    DIMMI COME PASSI LE NOTTI - Pier Cortese

    Quando ripenso al tempo che tu mi chiedevi se eravamo il vento; penso e ripenso ai giorni che tu mi sapevi regalare il meglio...
    Dare, dire, ore a parlare di segreti e di ambiti tesori. Sereno, era sempre sereno il cielo che copriva l’odore di grano.
    Ma dimmi come passi le notti. Tu dimmi come passi le notti...

    Ora… Che sento anch'io il bisogno di guardarti e di stringerti ancora… Che sono diventato un uomo fragile anch'io da allora...
    Amico non lasciare questa voce tremare nell'aria!

    Piove ogni tanto anche dentro di te, o cammini sorridendo a un figlio...?
    Ti è capitato di pensare a me... O sei ancora chiuso nel tuo sbaglio...?
    Vivo, bene, ora, ho mille desideri da scrivere ancora,
    La vita, rubiamo la vita, rimettiti la giacca che usciamo stasera
    Ma dimmi come passi le notti. Tu dimmi come passi le notti...
    Ora che sento anch'io il bisogno di guardarti e si stringerti ancora, che sono diventato un uomo fragile anch'io da allora...
    Amico non lasciare questa voce tremare nell'aria!

    Aspettiamo un tempo nuovo per riprenderci la nostra libertà...
    Aspettiamo un tempo nuovo per riprenderci la nostra dignità...

    Ma dimmi come passi le notti...
    Tu dimmi come passi le notti...
    February 09

    Bambolina e barracuda

    Potete leggerlo anche su http://madu89.altervista.org/

    Lasciava una scia profumata mentre camminava; mi portò su per le scale di casa sua senza parlare, con un sorrisetto provocante in bocca. Prese le chiavi e aprì quasi a fatica il pesante portone. Tenendomi per mano mi portò dentro e mi disse di accomodarmi. Io nemmeno sapevo come avevo fatto a finire lì, ma c'ero e, di certo, non mi lamentavo. Accese una luce leggera, da atmosfera, ancora sembrava buio. Una casa accogliente la sua, teatro chissà di quante avventure. Fredda, però. Le doveva piacere il rosso, a giudicare dall'arredamento. Muri color salmone chiaro, mobili in legno, qualche soprammobile, delle candele profumate e un piccolo stereo, che sembrava già dirmi qualcosa. Avevo pensato molto a lei qua dentro, ma non riuscivo a vederla in compagnia di qualcuno; cosa inspiegabile, poi... Immaginavo questa donna, con un bicchiere in mano, a guardare la notte dalla finestra, insonne.
    Si avvicinò a me, mi prese i fianchi e io, scherzando, le dissi che iniziavo a sentir caldo. Mi tolse la giacca delicatamente, mi girò intorno, la sfilò e la tirò sul divano. Poi ci tirò anche me. Camminava con un fare molto provocante e faticavo a tenere a freno i miei istinti ma non sapevo cosa fare.
    "Cosa vuoi da bere?" chiese sottovoce, guardandomi negli occhi, a pochi centimetri dalla mia bocca, tanto che potevo sentire forte il suo profumo di vaniglia. Una camicetta bianca, jeans attillati, biancheria nera, a quanto pare. Io fissavo i suoi occhi, bellissimi, e con un filo di voce risposi:
    "Quello che hai, purché sia forte.."
    "Torno tra un momento..."
    E si allontanò andando, credo, verso la cucina. Sorrideva. Sentivo che tirava giù dei bicchieri e delle bottiglie, mentre io me ne stavo lì seduto sul divano a pensare come sarei dovuto andare avanti. Come avrei dovuto recitare la mia parte? Dovevo assolutamente trovare un argomento. Perché c'è sempre una parte da recitare: sarebbe stato troppo facile e poco divertente se lei fosse tornata vestita soltanto del bicchiere. Avremmo fatto tutto e subito, senza troppa complicità, e quella notte si sarebbe trasformata in una come tante altre. Già immaginavo come ci sarebbero rimasti gli amici del bar. Giù da Mario mi chiamavano "il cavaliere".
    Non sentivo più nessun rumore, il divano era soffice e l'aria profumata di qualcosa di indecifrabile, forse un miscuglio degli odori di tutte quelle candele. Eccola lì, nell'accappatoio, comparire dalla porta con due bicchieri in mano. Sembrava rum e coca, c'era del ghiaccio, ma non ci feci troppo caso, perché rimasi folgorato da lei, cosi bella, nel suo innocente batuffolo rosa legato bene in vita, come se avesse voluto diremi "prendimi". Bambolina, voleva giocare. Ci scolammo quei bicchieroni di antipudore e lei, lentamente, iniziò a spogliarmi.
    Mi trascinò in camera sua; il letto era soffice e le sue labbra: un sogno. Mi baciava, mi stringeva, sapeva benissimo dove e come usare le mani. Bambolina sempre più spinta, selvaggia, sensuale.
    La mia bambolina mi faceva giocare, in mezzo a quegli odiosi facciotti immortalati in troppi posters che tappezzavano quella stanza, più da adolescente che da donna in carriera. La camera era un vortice di passione e questo gioco lo facevo molto volentieri. Mi stava regalando un po' di calore, ci stavamo dando una scossa. Le sue spalle, la sua voce, la facevano sembrare più giovane, anche se aveva qualche anno più di me. Il profumo che sentivo non era più quello delle candele, ma di lei. Completamente cosparso in ogni parte di me.

    Eravamo stesi sul letto, le lenzuola ci coprivano e me ne stavo con la testa appoggiata sul cuscino. Ancora c'era quella luce fioca, a dare una bellissima e romantica sfumatura alle cose. Un sogno. Era notte fonda e sentivo ancora il suo calore su di me. Che grande nottata avevo passato...
    "Sai, s'è fatto tardi", dissi. Iniziavo a sentire il bisogno di andarmene, non volevo che succedessero cose strane, almeno al suo cuore.
    "Dai, non te ne andare, vuoi dormire un po' con me? Vorrei tanto che restassi un po'". Me lo disse con una dolcezza unica, mentre ricominciava a baciarmi e a muovere le sue mani, sorridendo.
    "Beh, potrei anche restare ma dovrei chiamare a casa... Dove hai il telefono?" Mi sentivo quasi in imbarazzo, con lei addosso, mentre cercavo di fermarla.
    La bambolina che voleva giocare, ancora mi stava facendo sentire la scossa della sua passione.
    Ora mi graffiava, con le sue unghie affilate. Giocava ancora? Non lo so, ma iniziò a guardarmi in modo strano. Stranamente la sua espressione non era più quella che aveva quando eravamo entrati in camera. Rimase ferma in silenzio per qualche secondo mentre mi guardava sorridere; forse lo facevo in modo troppo sadico per i suoi gusti. Si alzò dal letto con un gesto di stizza e iniziò a vestirsi. Allora mi alzai anche io, cambiando espressione. Volevo andarmene prima possibile.
    Sbuffava; poi, con uno scatto, corse verso la porta, la sbatté e chiuse a chiave. Aprì un cassetto e ce la infilò dentro. Io la guardavo incredulo. Sembrava nervosa, ma rimaneva in silenzio. Rovistò un po' mentre mi abbottonavo la camicia. Cercai di chiederle cosa le stesse succedendo ma non ottenni nessuna risposta. Non la guardavo ma la sentivo sbattere. Poi, silenzio.
    Alzai gli occhi e dissi: "Senti, s'è fatto davvero tardi, dovrei veramente andare... Mi accompagni alla porta?"
    Non rispose. Mi guardava mentre se ne stava immobile. Lo specchio era proprio dietro di lei e potevo vedere la mia faccia di culo. Sembrava furibonda, forse aveva capito il mio gioco, o ero io che quella sera non avevo capito il suo.
    Teneva le mani dietro la schiena, la camicia acciuffata e mezza abbottonata, solo un paio di mutandine addosso. Iniziai ad avere paura del suo silenzio, ed avevo ragione ad averne. Feci per andare verso di lei che iniziò a piangere e, da dietro la schiena, tirò fuori una pistola. Il mio cuore si fermò per un istante, pensai che quella volta avevo proprio fatto una cazzata ad approfittare di lei. Ero ghiacciato, non riuscivo a muovermi e, tutto quello che riuscivo a vedere, erano il foro della canna di quella pistola e le lacrime sul suo ancora bellissimo viso di donna.
    Bambolina che non voleva essere chiamata più così, che aveva sofferto sempre troppo per il suo amore, che probabilmente non aveva mai avuto.
    "Ba-ba-bambolina... G-Giù quella pistola, va-va-va bene, resto qua, cosa devo fare? Vuoi che parliamo?"
    Avevo iniziato anche a balbettare, tenevo gli occhi sgranati e mi si era seccata la gola.
    Mi fece cenno di sedermi e obbedii come un cagnolino indifeso. Ero diventato schiavo della mia bambolina. Tirò fuori delle corde. "Non mi legare, dai!"
    Si avvicinò ancora di più puntandomi addosso la pistola, singhiozzando, e capii che dovevo fare silenzio. Speravo solo che fosse un gioco nuovo.
    La bambolina non aveva più voglia di essere usata, di soffrire per un uomo. Dopo anni di sofferenza aveva deciso di iniziare a punire. Voleva vendetta, la ottenne, compiendo un insano gesto.

    Questa è la storia di una vendetta che immaginiamo come si sia consumata... Di quella che non voleva permettere al "tipo" di poter raccontare imprudentemente di storie sessuali che casomai non avvenivano a scapito di lei, ma CON lei.
    La vittima che diventa carnefice,
    la comparsa che diventa protagonista,
    la bambolina che diventa barracuda.