Emanuele's profileLa mia parte intollerant...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    November 30

    Veleno

    Un quarto alle dieci e Veleno è seduto da Mario davanti a una grappa e a un posacicche pieno. Lo salutano male, forse perché sanno tutto di lui o, almeno, ne sanno una loro versione. Una foto di donna gli brucia da dentro la giacca... Chiaramente dalla parte del cuore... E la gamba gli duole del peso e del freddo di un cannone che chissà come è riuscito a trovare... Non ha tempo né voglia di pregare Dio perché, vuol contare soltanto sul suo dolore, su sei colpi e infine su di sé...
    C'è chi ha scelto la donna sbagliata e forse ha scelto per tutta la vita, altra scelta che ha è a chi farla finita... C'è chi ha scritto bestemmie sul cuore però i conti per sé li sa fare... E il totale non cambia anche se fa star male.
    Però non piange mai se non è davvero solo...
    I duri hanno due cuori, col cuore buono amano un po' di più... I duri hanno due cuori, col cuore guasto odiano sempre un po' di più!!!
    Un quarto alle due e Veleno è seduto sul ponte sul fiume a vedere la pistola affondare. Adesso il freddo è reale: è passato alle ossa uscendo per forza dal cuore.
    "Di così tanto mondo c'è solo un posto in cui possa tornare" e gli scappa una stramaledizione... Sta pensando che la sera dopo darà un cazzotto ad un tipo che questa sera rideva di lui e si è fatto sentire... Darà pugni alla porta di camera sua e urlerà! Alla sua donna ed al suo amico di fare più piano e sul suo divano si stenderà...
    C'è la notte di chi c'ha un amante e la notte di chi non ha niente, e la notte per forza volenti o nolenti... C'è chi ha perso una brutta partita però, forse, una fiche gli è restata, e può darsi ci sia un altro giro di ruota... E poi non piange mai se non è davvero solo...
    I duri hanno due cuori, col cuore buono amano un po' di più... I duri hanno due cuori, col cuore guasto odiano sempre un po' di più!!!

    Per chi non si fosse accorto quella che ho appena scritto è proprio una canzone di Ligabue. Canzone che come tante altre mi ispira interventi, e testi di vario genere. Questa però mi piace in modo particolare perché esprime concetti forti, anche se a prima vista non si vedono. E' la storia di Veleno, un uomo incazzato con la vita e incazzato col mondo, non glie ne va bene una e si consola con l'alcool, da Mario, ma nel profondo ha la sua "foto di donna che brucia da dentro la giacca, chiaramente dalla parte del cuore".  Poi si alza e sente un bisogno di qualcosa che non ha, o non ha più. Addirittura gli prende voglia di fare e farsi del male. Cosa che succede ancora oggi tra noi, dove ognuno col suo egoismo cerca atti di coraggio e intraprendenza; poi però si pente e butta il suo freddo e pesante cannone nel fiume, sedendosi sul ponte a vederlo affondare. Conviviamo tutti con la nostra sofferenza come Veleno, che non ne può più ma si è rassegnato alla vita, coi suoi due cuori. Da una parte sarebbe capace di spaccare il mondo, perché col cuore guasto odia alla morte, ma col cuore buono, è ancora capace di amare, di sentire dei sentimenti, e moltiplicarli in modo direttamente proporzionale alla sofferenza. Più soffre e più ama, nella sua sporca vitaccia, che si ripete tutti i giorni. Veleno si accorge di quanto sia freddo però tutto questo mondo, usando il cuore, perché è il cuore che gli passa il freddo alle ossa. Cosa significa? Significa che tutti siamo un po' Veleno, chi più, chi meno, e se soffriamo dobbiamo rassegnarci alla stessa sofferenza, che comunque è bilanciata dall'amore che ci passa il cuore. Farsene una ragione è la giusta via, è così che forse si equilibra la vita (pensiero semi-leopardiano). Ogni brutta partita che perdi ha qualcosa da far imparare, e come già detto in tanti dei miei testi bisogna far frutto di quel che si è imparato, per poter reagire a una nuova situazione. La brutta partita che ha perso Veleno fa male, ma quella fiche che è rimasta significa che si può ricominciare da capo, anche dopo una brutta caduta...

    November 24

    Scuola e dintorni

    E va bene, vorrà dire che scriverò qui quello che penso. Riflessione soggettiva, alquanto introspettiva e realista. Partiamo dal presupposto che ogni pensiero ha qualcosa di vero, vada esso dalla più intelligente delle riflessioni alla più assurda delle begiate. Partendo dai discorsi che fa la gente mi sento in dovere di prendere le mie difese. Parliamo di discriminazione. Allora: dato che sono 5 anni che studio nella mia scuola, e per dire studio intendo studio, non passare l'aria, mi vorrei permettere di dire che quella della gente è solo una discriminazione scolastica.  Va bene, quello che voi chiamate ITIS mentre in realtà si chama ITI per voi è una scuoletta da 4 soldi. Introduco me stesso, da stronzo: allora, ho una media abbastanza rispettabile, che s'aggira intorno all' 8,18 e sono una delle poche persone che possono dire qualcosa riguardo a metodi di insegnamento dei professori, e alle caratteristiche della scuola stessa. Perché stasera sono così antipatico? Beh, per il semplice motivo che mi sono stancato di sentire sempre gli stessi discorsi. Intanto sfido chiunque di un'altra scuola di venire a capire le materie che compongono la progettazione elettronica, tecnologica delle cose che studio io, senza una base specifica. Poi, posso dire di persona che ci sono professori incapaci, ma che spiegano una materia che se studiata può dare dei frutti, in modo indipendente dalla spiegazione dei professori stessi, e penso che questo succede un po' dappertutto; in poche parole, non penso che esista una CLASSE PERFETTA, perché anche il più bravo dei professori ha qualcosa di sbagliato, questo è poco ma sicuro. La mia, purtroppo, è una scuola nella quale è cambiato il preside solo quest'anno, e solo da quest'anno si può chiamare una scuola "con le palle" ma posso dire di averla affrontata, con l'aiuto dei prof e delle persone che credono in me, in modo discreto. Voglio dire che nella mia scuola vai bene comunque se ti accontenti di un 6, ma se eccelli, e soprattutto SE VUOI ECCELLERE, trovi benissimo lavoro, sbocchi universitari e stagistici a pochi giorni, se non addirittura prima dell'Esame di Stato. La scuola che frequento può dare frutti se si ha la capacità di intelletto, di invenzione, e la voglia di studiare per quelle che sono le materie tecniche. Queste sono cose che avrei voluto dire da tanto tempo ma credo sia stato necessario spiegare adesso cosa penso, perché ho quasi finito la mia carriera scolastica superiore e mi sento deluso e incazzato.

    Datemi una definizione di "Secchione".

    Il secchione è lo studente che passa gran parte della sua vita scolastica ad accumulare informazioni imparate a memoria sui libri, e ad immagazzinarle come se la sua memoria fosse un grande calderone, o appunto, un grande secchio. Per il secchione è impossibile ricordare tutto quel che ha "imparato". Il secchione è colui che non si interessa all'attualità, che dipende dai libri, che non ragiona, che dà peso solo all'inchiostro, nero su bianco, senza inventiva, senza idee personali, senza cervello; è senza grandi amicizie, senza sentimenti ma soprattutto senza sogni...

    La mia, o meglio, la nostra, cari "secchioni" (da cogliere il sarcasmo), è una colpa: la colpa di essere nati con capacità intellettive superiori e con capacità di ragionamento leggermente più alte dei comuni mortali. La nostra è la colpa di prendere voti più alti degli altri, solo per aver usato il cervello, solo per aver saputo mettere insieme le parole giuste o i concetti chiave. Solo per aver fatto ritornare degli esercizi di matematica, o di fisica, o di chimica, o di quel che volete. Questa è quella che io chiamo invidia. Sono incazzato, e continuerò ad esserlo, da egoista bastardo, noncurante dei pensieri della gente. Ho le mie idee e nessuno me le cambia. Sono amico con tutti, ho sentito voci che mi sono giunte da alcuni uccellini, che m'hanno detto di essere antipatico a qualcuno. Perché non parlarne? Spero che il mio impegno da rappresentante di classe non abbia compromesso il rapporto con i miei amici: in tal caso sono pronto a dare le dimissioni. E' che io sono fatto così, dentro la scuola, ho voglia di imparare e di apprendere tutto quel che posso, e soprattutto pretendo RISPETTO, ma fuori voglio essere cordiale, amichevole, socievole, insomma l'Emanuele di sempre.

    Perché non posso coltivare i miei sogni anche con l'istruzione? Perché devo essere ostacolato dalle stesse persone alle quali do fiducia? Perché i miei stessi amici devono rovinare le mie ambizioni?

    Credo di aver dato una scandagliata a quel che penso, forse in futuro esprimerò altri pareri scolastico-vitali, intanto saluto, da amico, e invito a riflettere prima di parlare.

    Emanuele, egoista bastardo, stronzo incazzato, realista, fiducioso, amico, sensibile, temperato e dolce sognatore; altrimenti perché mi dovrei chiamare "The Honey Dreamer"?

    Dai, il mio è solo uno sfogo, ho bisogno di far sapere alla gente quel che penso, sennò sto male. Scrivere è una delle poche cose che mi riescono bene veramente, e in un mondo fatto di ipocrisia è fondamentale avere quegli appigli, che altro non sono se non le tue passioni, e i tuoi sogni... Scusa a chi s'è offeso, ma questa è la mia vita...

    November 19

    ElleSette

    Il viaggio inizia alle 13:20 del 18 novembre 2007, i 5 fan del liga prendono il treno per Roma Termini. Scalo a Terontola e via, senza freni a Roma, tra canzoni nell'mp3 e centro Italia dal finestrino. I discorsi in inglese di un gruppetto sul treno, il sole che tramonta...

    Arrivo a Roma Termini e il caos della capitale già dalla stazione... Una marea di gente riversata sulle strade, le macchine che sfrecciano in una stradina stretta stretta tra pullman e turisti, passanti, gente comune abituata al casino di quel mondo... La pensione è scassata da fuori, ma dentro devo dire che è molto carina. Accogliente direi... Niente, posiamo la roba e andiamo al concerto... Un viaggio insolito, nella metropolitana, non c'ero abituato e a dir la verità m'ha fatto un po' paura. Linea B in direzione PALALOTTOMATICA, centro EUR. Fuori dalla metro abbiamo fatto 500 metri e siamo arrivati davanti al palasport. Bellissimo. Tutti fuori ad aspettare che aprissero i cancelli, intanto noi ci siamo fatti un panino, anche 2, dal paninaro. Intanto ci passavano vicino le macchine a tutta birra, Roma è sempre più caotica.

    Dalle 6 e mezza alle 7 abbiamo aspettato l'apertura. Una simpatica ragazza s'è aggregata a noi, che stavamo sulla parte esterna della coda, piccolina, bionda, esile, tutta precisina... Ha detto Marco: "sembrava uscita da un cartone animato" hehehehe...... Ma è verooo!!! Ha detto che con i suoi amici in mezzo al gruppo l'avrebbero travolta... hahahahaha!!!

    Poi un casino, gli spintoni, il controllo di biglietti, zaini, perquisizioni varie, e dentro al Palalottimatica il colpo d'occhio dell'Ellesette. Gente ammassata per terra, sul Parterre in piedi, la calca, che da lì ha stretto fino alla fine del concerto. Una sofferenza per la quale è valsa la pena esserci. Il caldo, il sudore, l'adrenalina che sale, gli striscioni! Tra i quali: "PIU' DELLA FIGA AMO SOLO IL LIGA (ALMENO CREDO)".

    Più s'avvicinava l'apertura del tendone sul palco, più l'adrenalina saliva, la gente iniziava i cori, lo stadio pieno zeppo di gente, i fan tutti agguerriti e pronti ad aprire le proprie ugole... Ad essere travolti da quello che è il Rock 'n' Roll!!!

     Sono le 21:00, e le luci s'abbassano, tutte le capocce sono dritte verso il palco, coperto da un grande telo nero col logo di L7. S'abbassano le luci, e si accendono i riflettori dietro di noi; tre riflettori puntati sul liga, dall'altra parte del palazzetto, sulla pedana, con la sua chitarra in mano, ad aprire con Sogni di Rock 'n' Roll! Da lì abbiamo iniziato tutti a cantare, a stonare, a dare il meglio di noi, a distruggere la nostra voce per quella che è una passione comune a tutti, e tutti eravamo lì per lo stesso motivo. Passa la prima, passa la seconda, tra bamboline, barracuda, gente sempre in piedi, ancora in piedi, ad ascoltare l'amore del liga che conta. Abbiam perso tutti le parole quando ha suonato Eppure Soffia, un omaggio al suo amico scomparso Pierangelo Bertoli, una canzone bellissima, emozionante... E poi ho messo via, balliamo sul mondo, si viene e si va, il giorno dei giorni, e tutte quelle altre, impossibile smettere di cantare...

    Piccola Stella Senza Cielo è stata a dir poco emozionante, Liga che cantava, e dall'altra parte una ragazza del circo che giocava con quel tessuto appeso in alto, le evoluzioni... Certe notti, e l'immancabile Bar Mario!

    Non le sto ad elencare tutte, potrei dimenticarne qualcuna... So che le ho cantate tutte. Quando s'è fatto buio, dopo le due ore di concerto, e le note del pianoforte hanno rimbalzato sulle pareti per l'inconfondibile incipit della canzone di chiusura è scoppiato l'inferno. E allora ur-lan-do-con-tro-il-cielo abbiamo finito tutto quel che c'era rimasto dentro.

    Pensavamo fosse finito, ma il Liga c'ha voluto dare una buonanotte, augurandoci sogni d'oro, e soprattutto sogni possibili. Una Buonanotte all'Italia a dir poco commovente con le immagini in bianco e nero dietro di lui, a scorrere, pezzi di giornale che hanno segnato la nostra penisola, le foto dei mondiali e i volti di Albertone Sordi, Totò, Enzo Biagi, Pavarotti, la Formula Uno... Buonanotte a tutta l'Italia che ha bisogno di un po' di riposo, che è sfruttata e lasciata da parte come un oggetto in soffitta. Un'Italia tutta racchiusa dentro una canzone, che ha il suo bel daffare, tutti i libri di storia non la fanno dormire, è sdraiata sul mondo con un cielo privato, tra sanpietri e madonne, tra progresso e peccato...

    Ho quasi pianto, e solo ripensandoci mi viene la pelle d'oca.

    Sul treno, stamattina, guardando dal finestrino e riascoltando questa canzone mi sono sentito sollevato, vedendomi scorrere i monti, le pianure del centro Italia; sollevato dalla speranza...

    Come se gli angeli fossero lì, a dire che SI! E' tutto possibile... Di carezza in carezza, di certezza in stupore, tutta questa bellezza senza navigatore...

    November 07

    Così è la vita

    Così è la vita, cari miei. Non si sa mai cosa può succedere e quando meno te lo aspetti ti ritrovi davanti le occasioni alle quali non potresti mai rinunciare. Così è la vita, un giorno bella, un altro un po' meno, ma sempre piena di emozioni. Così è la vita, e a me piace considerare ogni cosa che mi succede come un test: cosa succederebbe se, e cosa penserei, e cosa imparerei se...

    La vita ci offre tante occasioni, ci presenta i bivii della nostra esistenza, che decideranno il nostro futuro. Adesso sarà che sono sotto stress, che anche io mi sto prendendo troppi impegni, ma sento un profondo senso di inquietudine, come se mancasse qualcosa in qualsiasi momento della MIA vita: in poche parole le diramazioni che dicevo sono troppe. Potrei etichettare il tutto con la solita storia del "brutto periodo", ma sento che è leggermente diverso; stavolta è come se tutti i cambiamenti che avevo annunciato, e che non ho mai realmente concluso al 100%, esplodano provocandomi solo confusione, stress psicologico, stanchezza (che poi mi ammazza gli allenamenti, e non rendo al meglio). Ho semplificato il tutto in 2 sole strade: continuare per la via o cambiare direzione.

    Ho ricominciato a riflettere sulle piccole cose: molti le chiamano "seghe mentali" ed ho capito nella mia evoluzione del pensiero che non sono altro che riflessioni personali, e test sugli altri individui per studiarne le reazioni ed agire di conseguenza, quasi reagendo d'inconscio. Ho inziato poi il concreto CAMBIO DI MENTALITA', senza basi precise e senza compiti o direzioni da inseguire per stare al passo con gli altri. Siamo rimasti io, i miei sogni, la mia esperienza personale, i miei sentimenti e la forza di volontà. Poi incontrerò durante il viaggio i componenti che mancano, per completare la mia maturazione, come succede alla maggior parte delle persone. Forte senso di indipendenza...

    E' come una violenta frustata al proprio ego: una maturazione inaspettata che si raggiunge dopo lunghe riflessioni; scatenando la forza che era chiusa dentro l'anima, si può riuscire veramente a cambiare. Ma il voler cambiare deve essere causato da avvenimenti, pensieri, errori che ci hanno fatto pensare di essere in qualche modo "sbagliati", o andremmo incontro al cambiamento forzato, che potrebbe portarci su strade sbagliate, farci scegliere ciò che è ingiusto e inappropriato per il nostro essere.

    "E cambio, cambio, cambio di mentalità, VOGLIO! VOGLIO! VOGLIO! un'altra identità..."

    Chiudo questo intervento egoista e forzato, che spiega quali sono i miei problemi attuali, e cerca una risposta da chiunque, raccogliendo pareri, opinioni, senza peli sulla lingua. Quello che è sicuro però è che stavolta il cambiamento c'è stato davvero... Ma se ne sono accorti in pochi... Continuerò ad essere Emanuele, Madu, Ema, come volete voi, e se ci riuscite, provate a capire come sono adesso: potrebbe essere un'esperienza curiosa. Come sono cambiato io potrebbe essere cambiato qualcuno di voi lettori e mi sono accorto di qualche differenza in qualcuno, come potrei non essermi accorto delle differenze di altri. Ho preso sempre con rispetto i cambiamenti, siano loro in bene che in male.

    Così è la vita, cari miei... Si nasce, si vive, si impara, si cambia, all'infinito, si ama, non si ama, si odia, si insegna, si stima, si viaggia, si battono i denti e ci si rialza. Infine ci si spenge, in un respiro che lascia tutta la vita al mondo.

    "La vita è come una bicicletta con dieci velocità. La maggior parte di noi ha marce che non userà mai" (Charles Schultz)

    Così è la vita...