Emanuele's profileLa mia parte intollerant...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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January 29 Nuove promesseQuello del plagio musicale è un fenomeno affermatosi da tempo, ma credo che questo sia un caso proprio clamoroso quanto involontario.
La nuova promessa del pop, a detta di molti il nuovo fenomeno del 2009 in musica, Amy MacDonald, ha tirato fuori dal cappello, o meglio dal suo disco impolverato dell'anno 2007 (si avete capito bene, la canzone è del 2007), un bel jingle intitolato "This Is The Life". La chitarra accompagna una canzone che SUBITO al primissimo ascolto mi ha ricordato fin dai primissimi accordi un più che celebre successo del signor Francesco De Gregori, baluardo della musica italiana. Indovinate un po' che canzone è? Una che molti non conosceranno perché un po' antiquata per i gusti commerciali dei ragazzuoli d'oggi, ma ve lo dico io qual'è: si chiama "Il Bandito e il Campione", classe 1993 se non vado errato (avevo 4 anni), e la somiglianza mi sembra molto ma molto netta. Per verificare il fatto, vi posto 2 link di youtube: Per ascoltare Amy MacDonald clicca qui --> http://www.youtube.com/watch?v=ng8KQq0L0eY Per ascoltare il nostro Francesco De Gregori clicca qui --> http://www.youtube.com/watch?v=KiU4KC1_aIs Però si può salvare in calcio d'angolo con la scusa che molte delle sue canzoni sono ritmate in modo molto simile. BUON CONFRONTO ![]() ![]() January 19 Quanti anni haiPotete leggerlo anche qui http://madu89.altervista.org/ E' stata una splendida serata in quel locale in riva al mare. Faceva caldo e ho iniziato a sudare quasi subito, nella calca della pista da ballo. Io e i miei amici avevamo bevuto un po', prima di buttarci nella mischia a cielo aperto. C'erano un sacco di luci, un gazebo di legno e una grossa capanna di paglia con sotto centinaia di facce sorridenti. Cocktail di mille colori, persone sconosciute, una vacanza un po' così, insolita per me che non mi butto spesso in questo tipo di locali. La "pista" di legno saltava a tempo di musica, i BPM facevano la loro parte e c'era odore di tutto. Iniziavo a vedere un po' appannato, l'alcool cominciava a farsi sentire, e iniziai a svalvolare. Ridevo, cantavo, scherzavo con quei matti dei miei amici che avevano iniziato a fare a spinte, come al solito. Urlavo e saltavo come un pazzo ed erano anni che non mi sentivo così. L'università, il lavoro, mi avevano tolto la capacità di essere ragazzino. Così non mi restava altro che ringraziare i miei amici per la splendida serata. Decisi di prendermi un attimo di pausa e mi sedetti sulle sedie di paglia più lontano, sulla spiaggia. La mia camicia non ne poteva più, mi sentivo estasiato e me ne stavo lì, da solo, con le mani in faccia a strizzarmi gli occhi intrisi di sudore, per il caldo afoso. Passò qualche minuto e, nel trambusto della gente che mi camminava a pochi metri, sentii delle voci femminili che ridevano e scherzavano. Si avvicinavano alle poltroncine e decisi di far finta di niente; continuai a tenere le mani in faccia ma mi facevo spazio per vedere tra il medio e l'anulare. Mi accasciai dolcemente come un ubriaco, sorridendo, e tolsi le mani per vedere meglio. La penombra mi permise di vedere tre ragazze... O meglio "ragazzine", che si buttavano sulla poltroncina più grande ridendo come delle pazze.
January 18 Ho Perso Le ParoleEra freddo in città. Una notte buia e senza stelle ad accompagnarmi nel mio piccolo viaggio da casa al bar. Entrai e chiesi una birra, che arrivò subito, in silenzio. Tutti mi guardavano con lo sguardo storto, come se fossi stato uno straniero, ma mi conoscevano benissimo. Così, nella penombra di quel piccolo bar del centro, mi scolai la mia mezzo litro, dissi a Mario di segnarmela e uscii scocciato. Mario mi guardò uscire, sapendo che tanto non avrei mai pagato.
Sembrava che nessuno mi volesse più in città. Anche i cani avevano deciso di abbaiarmi quando passavo ed io, senza dire niente, me ne andavo con la coda tra le gambe, scivolando sui sanpietrini. Solo una persona sapeva chi ero, cosa ero diventato, come ero cambiato e come mi fossi pentito di quello che avevo fatto. Lei, bellissima, inarrivabile... Io, venticinquenne di provincia, un po' grezzotto e goffo che ero riuscito a uscirci insieme e a concedermi un mese d'amore. Me ne ero innamorato veramente. In un mese ero riuscito a risollevare la mia vita, con la sola forza dell'amore, ed ogni secondo era buono per pensare a lei. Tutte le sere andavo sotto casa sua e suonavo il campanello, lei apriva la finestra sorridendo e mi guardava con quegli occhi bellissimi. Lei era riuscita a farmi dimenticare il male che mi ero fatto, con la droga. Anche se non avevo ancora trovato lavoro da quando avevo smesso la disintossicazione, ero felice e pensavo che nessuno potesse togliermi quello che mi ero costruito. Una sera, così, all'improvviso, scoprii che aveva un altro. Un ricco, figlio di un industriale del posto, che nella sua macchina di lusso aveva avuto praticamente tutte le donne della zona. Ci rimasi di merda. Mi bastò un secondo per farmi crollare il mondo addosso e per cadere in preda alla disperazione. Io credevo che mi amasse. Illuso così da una donna senza scrupoli. Col sapore amaro in bocca, puntuale, come tutte le sere, andai sotto casa sua a suonarle il campanello, con le lacrime agli occhi, innamorato più che mai. Non c'era più nessuno ad affacciarsi a quella finestra. Dalle fessure la intravedevo spogliarsi e cambiarsi, forse per uscire, e continuai a suonare, insistendo, finché scocciata aprì e disse: -"Se non la smetti chiamo la Polizia!" -"No!" Risposi. -"Voglio sapere come mai hai deciso di farmi questo! Cosa c'è? Non ti basto? Non sono quello che cerchi?". -"Vaffanculo." Rispose, sbattendo la finestra. Suonai ancora insistentemente e la rividi aprire, quasi disperata. Disse: -"Cosa vuoi da me? Ti sei innamorato della donna sbagliata". -"Hai ragione, mi sono innamorato, sei diventata l'unica che è riuscita a darmi una speranza". -"Vattene. Non voglio stare più con te." E richiuse piangendo. Allora mi misi ad urlare come un pazzo: -"Parliamo! Voglio solo parlare". Ma nessuno aprì più quella finestra. Le parole mi rimasero strozzate in gola. Non sapevo più che dire. Salii nella mia Seicento e me ne andai sgommando. In un baleno, tutti i ricordi di quello che ero stato mi sono tornati davanti. Era quasi un anno che non mi facevo più, e non avevo più quel buco grosso dentro. Almeno fino a quella sera. Mi sentivo triste, distrutto. Non riuscivo a pensare a nient'altro che a lei. Non riuscivo a credere come lei avesse potuto farmi questo. Io, disposto ad amarla, e lei così puttana. Non so come fare a farmi bastare. Sono stato qualcun altro per troppo tempo, innamorato di una donna bella da far male, bella come una danza che solo lei sapeva fare. Ho provato a crederci ma mi ero illuso, e quella sera ero lì a correre per le vie della città con la mia macchina, verso il niente. Ci misi un anno a disintossicarmi, e cinque minuti per trovare la mia pera per ricominciare. Decisi di farmi per dimenticare, per non sentire quel buco che avevo sentito per troppo tempo, prima di cascarci la prima volta. Pensai che una non mi potesse far male e invece ci ricascai ancora. Pensavo sempre a lei, volevo parlarle, ma avevo paura di dire cose scontate, cose che già sa. Non ho mai avuto il coraggio di essere quello che sono, almeno con lei. Ero convinto che stessi cambiando e invece rieccomi qui, steso in campagna, sguardo nel vuoto, a guardare il cielo senza stelle e a sentire l'aria fredda e umida entrarmi nelle ossa, mischiandosi al fuoco dell'eroina. La mattina dopo dopo lo incontrai. Era vestito bene, petto in fuori, sguardo altezzoso e spavaldo, che entrava nel bar. Decisi di aspettarlo fuori. Qualcuno che sapeva si fermò a guardarmi, e si appoggiò al muro, proprio come me che avevo alzato il braccio e con le unghie grattavo il marmo della colonna. Facevo finta di niente e appena uscì dal bar gli bussai su una spalla. Lui si girò, io gli tolsi quegli stupidi RayBan e gli rifilai una testata, e poi un'altra, e poi il sangue iniziò a sgorgare dal suo naso. Sentivo l'odore del caffè che aveva bevuto e i miei pugni affondavano nel suo stomaco, e poi un calcio, e ancora un altro, in faccia, pesante, violento, come non ero mai stato, fino a quando non sentii trascinarmi via da qualcuno che non vidi. Era lì, steso a terra, moribondo. Già sentivo le sirene dell'Ambulanza e della Polizia. Decisi di andarmene di corsa. Tornai a casa e presi tutti i soldi che mi erano rimasti. Ne rubai parecchi anche ai miei genitori, e fuggii. Pensavo ancora a lei, a quella sera quando col suo vestito rosso era riuscita a conquistarmi, e a quando abbiamo giocato a possederci, ridendo. Stavo scappando dal mio paese, ma stavo scappando anche da me stesso. Avevo distrutto ciò che mi ero ricostruito in un anno. La sera stessa venni a sapere dal telegiornale che lo avevo ammazzato e che mi stavano cercando. La mia fuga era inutile, non potevo continuare a fuggire. Mi sedetti sul marciapiede, fuori dall'autogrill. Mi guardavo le mani. Realizzai che non c'era rimedio a quello che avevo fatto. Non potevo far altro che smettere di pensare ma avevo solo un modo per riuscirci. Presi la macchina, mi fermai in campagna, accostai vicino a un fienile e con l'accendino mi accesi un fuoco. Mi feci ancora di eroina e piangevo. Mi facevo e mi dicevo ancora cosa avessi fatto, senza sapermi trovare una risposta. Non sapevo più cosa pensare, se fosse giusto o sbagliato, e me ne stavo appoggiato al muro a guardare il fuoco ardere. Il mio sguardo ebete si addormentò. Il fuoco, lentamente, si spense. Come me, che avevo deciso di buttare nel cesso la mia vita. Mentre mi addormentavo non sapevo cosa dire, se non che avevo perso le parole, che non ero stato quello che sono, che mi ero sommerso di bugie, che sono giunto alla mia verità. Ci ho creduto, sono stato un cretino, e adesso me ne sto qui, a guardarmi morire, davanti al fuoco, appoggiato al muro di un fienile, con la siringa in mano. Mi ritrovarono il giorno dopo, accasciato a terra, con gli occhi sbarrati.
![]() January 16 .1Trovo molto
INTERESSANTE La mia parte INTOLLERANTE Che mi rende RIVOLTANTE Tutta questa bella gente ![]() |
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